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Anco Marzio (641-616 a.C.), quarto e ultimo re di origine romana o sabina, apparteneva alla Gens Marcia, di origine sabina (forse tra le 100 originarie). Come Tullo Ostilio, intraprese numerose campagne militari, ma per esigenze difensive: contro i latini (sconfitti a Ficana e Politorium), espandendo i domini romani verso il Mar Tirreno, contro Fidenae, i sabini, Veio e i Volsci. I latini vinti furono stabiliti sull’Aventino e nella Valle Murcia, creando la prima plebe romana.

Un re edificatore

Sotto il suo regno, secondo la tradizione, vennero realizzate importanti opere pubbliche, tra cui la fortificazione del Gianicolo, la fondazione, a sedici miglia da Roma, della prima colonia romana di Ostia e la costruzione della via Ostiense, che la collegava con Roma. Costruì anche il primo ponte di legno sul Tevere, il Ponte Sublicio e il Ponte Tiberino, per trasportare uomini e merci sull’altra riva del Tevere. Tra le opere edilizie attribuite a lui ci sarebbe anche un carcere a ridosso del foro e la creazione del foro boario nei pressi del Ponte Sublicio

Aggiunse così alla città di Roma, oltre al colle Aventino, che popolò con le popolazioni latine deportate a Roma (tra le quali quelle di Tellenae e Politorium), anche il Gianicolo, e probabilmente anche il Celio, circondando queste zone all’interno delle mura.

Ristabilì inoltre le cerimonie religiose istituite precedentemente da Numa Pomplio: è attribuita ad Anco Marzio la definizione dei riti che dovevano essere seguiti dai feziali perché la guerra dichiarata ai nemici non dispiacesse agli dei e potesse essere quindi un “bellum iustum“.

L’ultimo re romano

Anco Marzio era probabilmente imparentato con Numa (forse nipote del secondo re, in quanto figlio di sua figlia Pompilia). In ogni caso appare evidente come la storiografia romana abbia evidenziato alcuni punti in comune molto forti tra i primi quattro leggendari re di roma: Romolo e Tullio Ostilio sono romani e bellicosi, mentre Numa Pompilio e Anco Marzio sono sabini pii e rispettosi della religione.

Infine proprio come Numa Pompilio, Anco Marzio morì di morte naturale dopo venticinque anni di regno, nel 616 a.C. o forse di malattia secondo Appiano di Alessandria. Il re aveva due figli, uno dei quali ancora molto giovane, ma gli succedette l’etrusco Tarquinio Prisco.




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