Privacy Policy meridio90 | STORIE ROMANE

Claudio e Agrippina

Claudio e Agrippina

Quando divenne imperatore Claudio, cinquantunenne, era sposato con la giovanissima Messalina, all’epoca sedicenne. Non molto tempo dopo, vista la sua dissolutezza, la ripudiò e la fece uccidere, per poi cadere tra le braccia della nipote Agrippina Minore, figlia del fratello Germanico.

La battaglia del Lago Regillo

La battaglia del Lago Regillo

Vinta la battaglia con il contrattacco della cavalleria, si sparse la voce che tra i romani, a guidare il contrattacco, fossero apparsi i Dioscuri Castore e Polluce, su due cavalli bianchi, forse un racconto in parte figlio del fatto che erano stati proprio i nobili romani che avevano capovolto la battaglia. Sarebbero stati poi Castore e Polluce a tornare di corsa a Roma ad annunciare la vittoria. Vinta la Lega Latina, Postumio ed Ebuzio rientrarono trionfanti a Roma. Il dittatore decise dunque di innalzare un tempio ai Dioscuri in segno di riconoscimento, nei pressi della fonte Giuturna (nel Foro, vicino al tempio delle Vestali).

La seconda guerra sannitica

La seconda guerra sannitica

La seconda guerra tra romani e sanniti fu molto più lunga e complessa della prima, tanto da durare vent’anni, dal 326 al 304 a.C. Lo scontro scaturì da una serie di atti ostili da ambo le parti. I romani fondarono nel 328 a.C. una colonia a Fregellae, presso l’odierna Ceprano, sulla riva orientale del fiume Liri, cioè in un territorio che i sanniti consideravano loro. Nonostante l’umiliazione delle Forche Caudine raccontata da Livio, i romani riuscirono a vincere la guerra: « li avrebbero fatti passare sotto il giogo, disarmati, vestiti della sola tunica. Le altre condizioni di pace accettabili ai vinti e ai vincitori: il ritiro dell’esercito dal territorio dei sanniti e quello delle colonie ivi mandate; in seguito romani e sanniti sarebbero vissuti ciascuno con le proprie leggi in giusta alleanza. »

La devotio di Publio Decio Mure

La devotio di Publio Decio Mure

Secondo Livio furono ben tre i Decio Mure a immolarsi, nonno, padre e figlio. Il primo caso fu nel 340 a.C.: il console Publio Decio Mure, combattendo i latini al Vesuvio e riscontrando auspici sfavorevoli decise, dopo essersi consultato col pontefice, di utilizzare l’antichissimo e desueto rituale della devotio, ossia un immolazione agli dei. Si indossava la toga praetexta, ci si velava il capo, si chiedeva agli dei la distruzione dell’esercito nemico in cambio della propria vita.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: