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Dalla repubblica del popolo romano all’impero

Con Augusto viene fatta iniziare l’età imperiale, per la precisione nel 27 a.C. quando Gaio Giulio Cesare Ottaviano riceve il titolo di Augusto dal senato. Il titolo, puramente onorifico, sarà trasmesso ad ogni suo successore, che sarà a sua volta “Cesare Augusto“. A Roma non esiste un principio dinastico per la successione; si diventa imperatori per via ereditaria, per adozione, con la forza, con l’approvazione o meno del senato.

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Ottaviano Augusto

Augusto e i suoi successori detengono in fatto un potere quasi “assoluto” in virtù di una somma di poteri individuali più o meno straordinari: l’imperium proconsolare su tutte le province (che dà diritto al comando di tutte le legioni), l’essere princeps del senato, ossia presidenti (e quindi sono a capo dell’assemblea, hanno diritto a parlare per primi e via dicendo), la potestà tribunizia (cioè essere sacri e inviolabili e avere diritto di veto per qualsiasi decisione presa dal senato), infine tutti gli imperatori a partire da Augusto sono anche pontefici massimi e quindi la maggiore autorità religiosa. La tribunicia potestas e l’imperium proconsulare maius et infinitum, rinnovati entrambi a vita nel 23 a.C. legittimano definitivamente Augusto come primo imperatore.

Formalmente l’imperatore non ha alcun potere “costituzionalmente” nuovo o eversivo. E’ “semplicemente” un privato cittadino che ha il potere supremo; infatti Roma non avrà più re e continuerà a chiamarsi “res publica“. Per i romani lo stato sarà sempre una cosa pubblica, anche nel corso del tempo gli imperatori accentreranno sempre più nelle loro mani il potere; nel III e IV secolo l’impero diventerà un’enorme macchina burocratica per effetto delle trasformazioni volute in primis da Diocleziano e Costantino.

Nel corso di cinque secoli si succederanno molti imperatori e si presenteranno trasformazioni sociali, economiche e politiche epocali: dall’avvento del cristianesimo, alla caduta finale dell’impero d’occidente e la fine del mondo antico.

Fine della Res Publica?

Roma, nel corso del II e I secolo a.C. è mutata profondamente. Da città-stato del centro Italia si è trasformata, dopo la vittoriosa seconda guerra punica, in potenza mediterranea. La repentina espansione in luoghi anche molto distanti da Roma ha portato sempre più cittadini a rimanere in servizio militare prolungato. Per molti da dovere civile l’obbligo militare si è trasformato in una lunga permanenza sotto i ranghi. Alcuni, come Tiberio e Gaio Gracco, hanno tentato di risolvere la situazione, riportando i terreni italici a una suddivisione tra piccoli contadini-soldati, senza tuttavia riuscirci.

Dopo la riforma militare di Gaio Mario, che prevedeva il reclutamento anche tra i proletarii, la struttura militare romana e i rapporti di forza sono mutati profondamente, già sotto la tarda repubblica: fin dal I secolo a.C. gli eserciti diventeranno legati al proprio generale, che li forma, compra l’equipaggiamento e li paga. Lo stato è formalmente ancora una repubblica, si vota ogni anno per eleggere i consoli e i magistrati, ma il voto è comunque sempre legato ad una logica di clientelismo, ancora più accentuata dai mutamenti militari.

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Roma alla morte di Cesare e l’impero lasciato da Augusto

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Le enormi spese per mantenere questi eserciti fa sì che alla fine il potere militare da un lato si accentri nelle mani di pochi individui (Silla, Pompeo, Cesare, Antonio, Ottaviano etc.), dall’altro porta verso un’irrefrenabile spinta di guerra e bottino, sia per saziare i soldati, sia per saziare la sete politica di chi possiede le legioni.

In quest’ottica la trasformazione augustea, che mantiene formalmente l’impalcatura statale, è in linea con i mutamenti accorsi nei secoli precedenti, e per certi versi inevitabile; tuttavia due fattori mineranno sempre la forza dell’impero romano: la mancanza di una linea di successione, di un principio dinastico e il potere sempre più forte dell’esercito, che dal III secolo eliminerà una serie impressionante di imperatori e cercherà di ottenere sempre più denaro, che scarseggerà e porterà a una terribile crisi finanziaria.

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