Privacy Policy

Flavio Valerio Aurelio Costantino diventò imperatore nel 306. In seguito all’istituzione della tetrarchia a opera di Diocleziano, nel 305 il padre Costanzo Cloro era salito dal rango di Cesare a quello di Augusto, ma era morto improvvisamente. I soldati, a Eburacum (York) lo avevano acclamato imperatore, stravolgendo l’idea dioclezianea che ad un Augusto sarebbe dovuto seguire naturalmente il suo Cesare e che all’elezione avrebbe dovuto nominare un nuovo Cesare.

Constantine_multiple_CdM_Beistegui_233

Il Cesare di Costanzo era Flavio Severo e sarebbe dovuto subentrargli, ma Costantino era determinato ad essere nominato almeno Cesare dopo l’acclamazione dell’esercito. Allo stesso modo, in Italia e Africa era stato acclamato imperatore Massenzio, figlio dell’ex imperatore Massimiano, che si era ritirato controvoglia nel 305 a vita privata costretto dal collega Diocleziano.

In hoc signo vinces

Alla morte di Galerio, Augusto successore di Diocleziano, tutti si coalizzarono contro Massenzio. Costantino marciò sull’Italia, sconfiggendo le truppe di Massenzio a Torino e Verona; infine a Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312 d.C., si scontrarono i due imperatori. Massenzio ebbe la peggio e morì annegato durante la ritirata.

Lattanzio narra che la sera precedente Costantino ebbe in sogno una visione in cui Cristo gli chiedeva di apporre il monogramma con cui era venerato, chi e rho in greco, sugli scudi dei suoi soldati. Eusebio riporta due versioni: nella prima, contenuta nella Storia ecclesiastica, dice soltanto che Dio aiutò l’imperatore. Nella vita di Costantino invece riporta una storia molto più dettagliata, secondo cui Costantino, in marcia, vide una croce di luce in cielo e una scritta in greco: “Εν Τουτω Νικα” (“con questo vinci”, tradotta poi “in hoc signo vinces” in latino). L’imperatore avrebbe dunque apportato il simbolo chi-rho sugli scudi.

raphael1

Eusebio aggiunse che nella guerra civile con Licinio il labarum di Costantino, l’insegna imperiale, aveva il simbolo chi-rho. Quel che è certo è che Costantino, già da prima, si era avvicinato al culto della divinità solare, il sol invictus, che aveva molte somiglianze con Mitra e il Dio cristiano e che successivamente simpatizzò per i cristiani, evolvendo questa simpatia: ancora sotto di lui, sebbene vietasse i sacrifici umani, si svolgevano giochi gladiatori e c’erano templi dedicati al “Dio Costantino”.

Editto di Milano

Divenuto Augusto d’Occidente, Costantino emanò l’editto di Milano nel 313 con il collega Licinio (che aveva sconfitto Massimino Daia), dando piena libertà religiosa (contrariamente alle persecuzioni di Diocleziano e Galerio).

« Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità. »

(Lattanzio, De mortibus persecutorum, cap. XLVIII)



Unico imperatore

Nel 314 fece guerra a Licinio e gli strappò l’Illirico, e nel 323 scoppiò l’ultima guerra. Licinio, sconfitto ripetutamente, venne ucciso nel 324 e Costantino rimase unico imperatore: era finito l’esperimento della tetrarchia.

Costantino fece uccidere dunque il figlio Crispo, primogenito, per una presunta relazione con Fausta, la matrigna. Probabilmente Fausta volle eliminare Crispo per assicurarsi che i propri figli prendessero il potere.

constantine_the_great_by_daliscar
Statua di Costantino davanti il duomo di York

Rimasto ammaliato dalla città di Bisanzio, assediata durante la guerra con Licinio, la ricostruì e ampliò completamente, rendendola la Nuova Roma: un nuovo senato, un nuovo pomerium, 7 nuovi colli. La città fu inaugurata l’11 maggio del 330 e prese il nome di Costantinopoli.

Costantino riformò profondamente l’amministrazione e la burocrazia, sulla strada di Diocleziano, e anche l’esercito, con la definitiva distinzione in limitanei (truppe di frontiera) e comitatensi (di movimento, stanziate all’interno). Sciolse inoltre la guardia pretoriana dopo la vittoria contro Massenzio, a cui era rimasta fedele.

Venne istituito un apparato burocratico immenso e vennero creati dei magisteri che erano dei veri e propri ministeri: il comes rerum privatarum, il magister officiorum, il quaestor sacri palatii, il comes sacrarum largitionum, il praepositus sacri cubiculi.

A livello monetario Costantino terminò la politica di continua svalutazione, con percentuali sempre minori d’argento nella moneta (tentata di contenere da Aureliano mezzo secolo prima), e basò l’economia sul solido d’oro, provocando una brusca deflazione che danneggiò terribilmente le classi meno agiate (andando controcorrente all’edictum de prectiis di Diocleziano).

Costantino_nord-limes_png

Combatté lungo il fronte renano, danubiano e persiano, riportando numerosi successi.  Alla sua morte, nel 337, stava preparando una spedizione contro i persiani che non mise mai in atto; ci provò una ventina d’anni dopo Giuliano l’Apostata ma la sua morte in battaglia e la scelta come imperatore di Gioviano portarono ad una rapida pace con i persiani, nonostante le vittorie riportate, perdendo anche le conquiste fatte lungo il confine da Diocleziano.

Morte di un imperatore “santo”

Il 22 maggio 337 Costantino morì nei pressi di Nicomedia, non senza farsi prima battezzare. I tre figli furono i suoi eredi, Costanzo II, Costante e Costantino II, sebbene il primo ebbe il ruolo principale.

Il funerale fu solenne: scortato da truppe armate per le vie di Costantinopoli, l’imperatore venne seppellito, dietro sua richiesta, nella Chiesa dei Santi Apostoli, al centro di 12 tombe fittizie che rappresentavano gli apostoli.

La posizione degli storici su Costantino e il cristianesimo è ancora controverso. Certamente l’imperatore aveva simpatia per i cristiani, ma è tutt’altro che certa la sua volontà di istituire una sorte di “nuovo ordine” cristiano in contrapposizione a quello pagano.

In ogni caso Costantino permeava i rapporti con la Chiesa come un imperatore: era lui a scegliere cosa era giusto, ed era stato lui a presiedere il concilio di Nicea nel 325, non un vescovo. Su Costantino venne costruito un mito, nella vita di papa Silvestro, in cui si narrava una leggendaria redenzione dell’imperatore.



La falsa donazione di Costantino

Tale mito venne utilizzato nell’VIII secolo, in un periodo in cui sotto papa Stefano II e Paolo I riviveva il mito di Silvestro, durante l’avanzata impetuosa di Astolfo, re dei longobardi, che stava per riunire la penisola in un unico regno, per creare un documento falso: la donazione di Costantino.

La donazione, redatta come un vero e proprio documento pubblico, conteneva delle disposizioni totalmente fittizie secondo cui Costantino avrebbe donato al papa e ai suoi successori tutto l’impero d’occidente. Sebbene falso, nè i longobardi nè i contemporanei erano in grado di dimostrarne la falsità.

Sylvester_I_and_Constantine

Nei secoli seguenti divenne l’atto giuridico che garantiva ogni pretesa di potere temporale del papato, finchè Lorenzo Valla, nel Quattrocento, scrisse un trattato, De falso credita et ementita Constantini donatione, La falsa donazione di Costantino, in cui demoliva completamente il testo, sia su basi storiche che filologiche.

Il documento era stato infatti realizzato con ogni probabilità per opporsi disperatamente all’avanzata longobarda: l’imperatore bizantino si disinteressava dell’Italia e l’unico potere temporale forte in Italia era il papa.

Successivamente, ottenuto l’aiuto dei franchi e incoronato Carlo Magno imperatore, il documento divenne uno strumento per garantire al papa libertà d’azione nelle faccende temporali.




Seguici su:

www.storieromane.it

https://www.facebook.com/storieromane/

https://www.instagram.com/storieromane/