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« Affinché si potesse facilmente e più rapidamente annunciargli e portare a sua conoscenza ciò che succedeva in ciascuna provincia, fece piazzare, di distanza in distanza, sulle strade strategiche, dapprima dei giovani a piccoli intervalli, poi delle vetture. Il secondo procedimento gli parve più pratico, perché lo stesso portatore del dispaccio faceva tutto il tragitto e si poteva, inoltre, interrogarlo in caso di bisogno. »

(Svetonio, Augusto, 49.)

Augusto introdusse un nuovo sistema per la rapida comunicazione delle notizie e degli agenti imperiali: creò il cursus publicus, una specie di poste imperiale. Esso consisteva nell’uso di agenti imperiali che viaggiavano ad altissima andatura per le strade romane e che sostituivano i cavalli in stazioni ugualmente lontane, le mutationes.

Dopo alcune mutationes, che permettevano di cambiare i cavalli per averne di più freschi, si incontravano delle mansiones: dei piccoli edifici lungo le vie romane che avevano delle taverne e permettevano di passare la notte: le mutationes erano tendenzialmente lontane l’una dall’altra quanto era possibile muoversi in un giorno.

Di solito dopo 12 miglia si incontrava una mutatio e dopo altre 12 una mansio. Studi moderni hanno calcolato, in base alla rapidità della circolazione di alcune notizie nell’impero romano, che un messaggero fosse in grado di viaggiare per 25 o 50 miglia al giorno.

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I romani si ispirarono ai persiani, che avevano creato una rete stradale simile a quella romana e un simile metodo di circolazione di notizie, la cosiddetta via reale, che permetteva di diffondere rapidamente le notizie attraverso un impero immenso.

Il cursus publicus, appannaggio esclusivo dell’amministrazione imperiale, permetteva di far circolare velocissimamente (per l’epoca) messaggeri e notizie; Adriano affidò la gestione del cursus a un prefectus vehicolorum agli ordini del prefetto al pretorio.

A partire da Settimio Severo, nel III secolo, venne utilizzato anche per l’annona militare, ossia l’approvvigionamento degli eserciti. Infine, nel IV secolo, il cursus publicus fu affidato al potentissimo magister officiorum e l’uso esclusivamente agli agentes in rebus, degli agenti/spie al comando dell’imperatore.

Il cursus publicus sopravvisse all’impero per qualche tempo in occidente, perfino gli ostrogoti ne facevano utilizzo (e anche degli agentes in rebus). In oriente l’uso continuò fino all’epoca di Giustiniano, specialmente nelle province orientali, lungo la frontiera persiana, ma poi cadde in disuso.




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Cursus publicus: mezzi di comunicazione romani
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