Privacy Policy Ezio, l'ultimo romano? | STORIE ROMANE

Il regno di Valentiniano III (425-55) segnerà l’inizio della fine dell’impero d’occidente. Salito al potere ancora bambino (aveva 6 anni), sotto la tutela della madre Galla Placidia sorellastra di Onorio, fu insediato con l’aiuto del cugino Teodosio II imperatore a Costantinopoli, che malvedeva il neo eletto Giovanni Primicerio, il quale fu catturato e giustiziato ad Aquileia con l’aiuto di Ezio, che era giunto con diverse migliaia di unni. I primi anni vedranno proprio la lotta fra i vari magistri militum (Bonifacio, Felice, Ezio), vedendo il prevalere di quest’ultimo, a scapito delle invasioni barbariche: molti dilagheranno in Spagna e Gallia, mentre i vandali attraverseranno il mare e nel 439 prenderanno Cartagine.

Il vincitore di Attila

Valentiniano era nato il 2 luglio del 419; perciò fino al 437 fu sotto la tutela della madre Galla Placidia, talvolta dalla parte di Ezio, talvolta sua avversaria. Uscito dalla minorità, Valentiniano sposò Licinia Eudossia, figlia di Teodosio II, a Costantinopoli, il 29 ottobre 437. Ci fu una lotta di potere al vertice, con molti scontenti della posizione assunta da Ezio; in Africa il comes Bonifacio si ribellò, e chiese anche l’aiuto dei vandali, che erano in Spagna, i quali attraversarono il mare e giunsero in Africa. Sebbene Bonifacio uscisse sconfitto, i romani furono costretti a riconoscere ai vandali la Numidia e Mauretania; ma pochi anni dopo Genserico, loro re, si ribellò e ottenne l’Africa proconsolare, ridando indietro le province di Numidia e Mauretania. Ma quest’ultime erano martoriate, e producevano solo un ottavo delle tasse di prima. Anche sant’Agostino, a Ippona, trovò la morte. Nel frattempo Ezio, magister militum, cercava di rimettere ordine in Gallia, senza poter fare molto:

«Nel frattempo i poveri vengono derubati, le vedove gemono […], facendo sì che molti, persino persone di buona nascita e di educazione liberale, cercarono riparo presso il nemico per sfuggire alla […] persecuzione generale. Essi cercano presso i barbari la pietà romana, perché non potevano sopportare la barbara mancanza di pietà che trovavano presso i Romani. […] Il risultato è che quelli che non si sono rifugiati presso i barbari sono ora costretti ad essere essi stessi barbari; e questo e il caso della gran parte degli ispanici, di non piccola proporzione della Gallia e […] tutti coloro nel mondo romano la cui cittadinanza romana è stata portata al nulla dall’estorsione romana. Devo ora parlare dei Bagaudi, che, spogliati, afflitti, e assassinati da magistrati malvagi e assetati di sangue, dopo aver perso i diritti di romani, cittadini, persero anche l’onore del nome romano. Noi trasformiamo le loro sventure in crimine, […] chiamiamo questi uomini ribelli […], i quali noi stessi li abbiamo costretti al crimine. Per quali altre cause loro vennero resi Bagaudi se non per i nostri atti ingiusti, le malvagie decisioni dei magistrati, la proscrizione e l’estorsione di coloro che […] hanno reso le indizioni fiscali la propria opportunità per saccheggiare? Come belve selvagge, invece di governare coloro posti sotto la loro autorità, gli ufficiali li hanno divorati, nutrendosi non solo dei loro possedimenti come farebbero ordinari briganti, ma persino della loro carne e del loro sangue […] Coloro che non avevano già prima raggiunto i Bagaudi sono ora costretti a raggiungerli. Le incredibili disgrazie che cadono sui poveri li spingono a diventare Bagaudi, ma la loro debolezza glielo impedisce[…]»

Salviano, Il governo di Dio, V, 5-6

Ezio era nato a Durosturum (oggi Silistra, in Bulgaria), in Mesia Inferiore, attorno al 390. Suo padre, Flavio Gaudenzio, era un famoso comandante di origini scite. Sposò prima la figlia dell’ex comes domesticorum Carpilione, poi nel 432 Pelagia, vedova di Bonificio, da cui ebbe Gaudenzio. In gioventù fu anche inviato da Alarico come ostaggio e poi anche da Rua, re degli unni, con cui cominciò a intrattenere rapporti di amicizia. La sua carriera politica iniziò nel 425 quando al comando di un gruppo di unni intervenne a sostegno di Valentiniano contro Giovanni, ottenendo in cambio la carica di magister militum per Gallias, comandante supremo in Gallia. Nel 428 aveva anche vinto i franchi; nel 429 ottenne il titolo di magister militum, probabilmente iunior, secondo solo al più anziano Felice. Ma già l’anno seguente Ezio riuscì a far eliminare il rivale e rimanere unico comandante in capo. Negli anni seguenti vinse i norici, i suebi, i franchi, scontrandosi con il rivale Bonifacio e ottenendo l’appoggio degli unni.

Ormai le entrate non erano più sufficienti, e i primi reparti militari andavano sciogliendosi per impossibilità di mantenerli, mentre si faceva sempre più affidamento sui federati barbari. Valentiniano, dopo aver scoperto della relazione della sorella Giusta Grata Onoria con un tale Eugenio, amministratore dei suoi beni, fece uccidere quest’ultimo. Rimasta incinta, la costrinse a dare via il bambino e a sposare il senatore Flavio Basso Ercolano. Onoria però era di opinione diversa, e chiese l’aiuto del re degli unni Attila. Quest’ultimo interpretò la richiesta probabilmente come una proposta di matrimonio e di ottenere l’impero d’occidente, che si apprestò ad invadere, dopo il rifiuto di Valentiniano di acconsentire alle nozze. L’invasione non avvenne tuttavia dalla Pannonia, ma dalla Gallia, dove molte città furono saccheggiate e distrutte.

«Gli imperatori delle età precedenti […], hanno concesso tali privilegi a persone di illustre rango nell’opulenza di un’era d’abbondanza, senza che ciò comportasse il disastro per altri possidenti […] Nelle presenti difficoltà, invece, tale pratica diventa non solo ingiusta ma anche […] impossibile.»

(Nov. Val. 10)

Nel giugno del 451 però i romani, comandati da Flavio Ezio, con l’aiuto dei visigoti e altri popoli foederati respingevano Attila ai Campi Catalunici, in Gallia, sconfiggendolo. Attila aveva invaso l’impero dalla Gallia, interpretando a modo suo la richiesta di soccorso di Onoria, sorella di Valentiniano III, che aveva giudicato come una proposta di matrimonio. Particolare importanza sul campo di battaglia ebbero i visigoti comandati da re Teodorico, che tuttavia rimase ucciso dagli ostrogoti (che parteggiavano per gli unni) sul campo; il figlio Torismundo, preso il posto del padre, completò la vittoria sull’ala dello schieramento che Ezio gli aveva affidato. Attila fu costretto a ritirarsi nel suo accampamento, che venne assediato dai romani e dai foederati. Il re unno si preparò a morire in una enorme pira funebre, ma Ezio permise agli unni di ritirarsi, forse perché sperava di usarli ancora con alleati dell’impero d’occidente, convincendo al contempo Torismundo a far ritorno a Tolosa per farsi riconoscere come re dal suo popolo. Attila tuttavia farà ritorno in Italia da invasore e sarà fermato solo da Papa Leone, forse convincendolo a desistere per la peste che colpiva il suo esercito. Ma nonostante questo Attila riuscì ad assediare, conquistare, razziare e radere al suolo Aquileia, una delle città più importanti dell’impero.

La fine

La fine del pericolo unno e la morte di Attila, avvenuta durante i festeggiamenti di uno dei suoi innumerevoli matrimoni, fece perdere potere contrattuale ad Ezio, ormai ritenuto troppo pericoloso dall’imperatore e dai suoi avversari. Il 21 settembre del 454 d.C. Valentiniano III assassinava Flavio Ezio, con l’aiuto del suo primecerius sacri cubiculi, ossia il maggiordomo di palazzo Eraclio: forse Petronio Massimo, che sarebbe diventato imperatore l’anno seguente, mirava a eliminare Ezio, minaccia più grande alla porpora dello stesso imperatore. Giovanni di Antiochia aggiunge che Petronio aveva perso al gioco una somma che non possedeva con Valentiniano, il quale avrebbe preso in pegno il suo anello e convocato la moglie, per poi sedurla. Per vendicarsi Petronio avrebbe dunque convinto Eraclio, che detestava anch’egli Ezio, ad assassinarlo, per poi chiedere a Valentiniano di concedergli la carica del comandante morto. Tuttavia l’imperatore rifiutò, addicendo che non avrebbe più dato a nessuno il potere che aveva Ezio, provocando quindi probabilmente anche il suo assassinio, che giunse l’anno seguente.

Il regno di Valentiniano si era dimostrato un lungo processo di decomponimento dell’apparato romano, tamponato dalla politica energica di Ezio, vincitore di Attila ai campi Catalaunici nel 451. Tuttavia era stato necessario aumentare la pressione fiscale e rimuovere ogni privilegio tributario, senza tuttavia riuscire ad arginare il problema.
Molti reparti si sciolsero perché non ricevevano paga né annona militare, mentre l’imperatore dichiarava ai sudditi di provvedere da soli alla difesa. Ventuno anni dopo la sua morte Odoacre avrebbe deposto l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo.

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