Privacy Policy Fine o trasformazione dell'impero romano? | STORIE ROMANE

Le origini di Odoacre sono oscure; era forse figlio del principe sciro Edicone, personaggio al seguito di Attila. Tuttavia Eugippo, biografo di San Severino, parla di una sua forte povertà in gioventù, che si sarebbe recato dal santo, vestito di sole pelli, e invitato in Italia. Entrò dunque in servizio nell’esercito imperiale in Italia. L’origine, scira, rugia, o forse unna, è oscura tanto quanto la sua carriera: sotto Glicerio, nel 473-4, era comes domesticorum, capo della guardia imperiale.

Fine di un mondo?

L’imperatore d’oriente Leone pose sul trono d’occidente un suo lontano parente, Giulio Nepote, nel 474, ma non riuscì a fermare la secessione da parte dei barbari di Spagna e Gallia. Alla fine, quando nel 475 venne deposto da Flavio Oreste, suo magister militum, per dare la porpora al figlio Romolo, Leone non riconobbe il nuovo imperatore, ma non fece neanche nulla per Nepote, rivelatosi incapace di gestire la situazione. Il nuovo imperatore aveva all’incirca tredici anni quando assunse la porpora il 31 ottobre del 475 e prese il soprannome ironico di Augustolo (piccolo Augusto). Nel frattempo Giulio Nepote, dopo che il 28 ottobre Oreste era entrato a Ravenna, si rifugiava in Dalmazia, dove suo zio era stato governatore e aveva molti contatti. Sarebbe poi morto lì nel 480.

Di fatto il potere era retto dal padre Oreste, nativo della Pannonia, che che aveva prestato inizialmente servizio sotto Attila. Il senato tuttavia non riconobbe mai il nuovo imperatore, né lo fece l’imperatore d’oriente Zenone. Fu allora che Odoacre, a capo dei barbari di stanza in Italia, chiese come compenso terre in Italia, secondo il regime romano dell’hospitalitas, che prevedeva di darne un terzo ai barbari. Al rifiuto di Oreste, i due vennero allo scontro: sconfitto e ucciso, Odoacre depose poi anche Romolo, esiliandolo.

Rex gentium

Odoacre, acclamato rex gentium (di tutti i popoli), diversamente dai suoi predecessori, decise di non nominare un nuovo imperatore, ma di inviare le insegne imperiali a Costantinopoli, riconoscendo Zenone come unico imperatore romano, chiedendo per se il rango di patricius e magister militum. Zenone rispose freddamente, dicendo che il vero imperatore era Giulio Nepote, in Dalmazia, ma privatamente inviava lettere riconoscendolo patrizio. Quando Giulio Nepote morì nel 480, Odoacre rimase unico padrone del grosso della ex diocesi Italiciana.

Odoacre comprò la Sicilia orientale dai vandali (poi prese anche la restante), mentre faceva la guerra nel Norico. Nonostante la fede ariana, come quasi tutti i barbari del tempo, mantenne buoni rapporti con la Chiesa di Roma e con il senato. Zenone tuttavia aveva altri piani e problemi: gli ostrogoti, guidati da Teoderico, minacciavano i Balcani e Costantinopoli. Fu pertanto ben lieto di inviarli in Italia contro Odoacre, per metterli gli uni contro gli altri. La figura ingombrante del re ostrogoto era infatti mal digerita dall’imperatore Zenone, che nel 488 decise con ogni probabilità di inviarlo in Italia, per liberarsi anche di Odoacre. Tuttavia, diversamente da quanto si aspettava, Teoderico, che conquistò l’Italia nel 489 prese possesso dell’Italia e la comandò allo stesso modo di Odoacre.

Un nuovo popolo: gli ostrogoti

Fu una vera e propria migrazione di popolo: nonostante gli ostrogoti abbiano continuato a mantenere l’Illirico, la Pannonia e il Norico, moltissimi si riversarono in Italia. Odoacre venne sconfitto ripetutamente e infine, grazie all’intercessione del vescovo di Ravenna Giovanni, Teoderico entrò in città con la promessa di condividere il trono con Odoacre. Ma in un banchetto, poco dopo, lo assassinò: Teoderico e gli ostrogoti erano i nuovi padroni d’Italia. Tuttavia ciò non fu particolarmente traumatico: grazie al prefetto al pretorio Liberio gli ostrogoti ottennero praticamente le stesse terre che aveva preso Odoacre (erano state espropriate ai suoi uomini) e gli ostrogoti si erano stanziati quasi esclusivamente al nord del Po; inoltre moltissimi ostrogoti facevano i soldati: sostanzialmente gli ostrogoti formavano l’esercito e i romani il resto della società, compresa l’amministrazione.

Come racconta Cassiodoro, Teoderico (che si fece subito rimandare indietro le insegne imperiali) ebbe inizialmente buoni rapporti col senato. Quest’ultimo allo stesso modo andava d’accordo col sovrano: alcuni senatori chiamarono Teoderico princeps e augustus in un’epigrafe. Una cronaca del tempo, l’anonimo valesiano, paragona Teoderico a Traiano e Valentiniano. Lo stesso Cassiodoro non si fa scrupoli a tratteggiarlo come un princeps. Nel 500, per festeggiare il suo trentesimo anno di regno, Teoderico va a Roma. In tutto e per tutto la festa ricorda i tricennalia di Costantino: il re che marcia in trionfo, fa donazioni di frumento, presiede addirittura i giochi nel circo massimo, infine entra in senato e fa un discorso in cui dice di voler mantenere intatti i privilegi concessi dai suoi predecessori (equiparandosi quindi agli imperatori).

Nonostante la riconquista della Gallia meridionale i rapporti però si guastarono. In seguito a delle dispute teologiche, nel 524, parte del senato cospirò per sostenere un papa diverso da quello voluto da Teoderico. Il re, molto anziano, reagì duramente, e credendo in una congiura più ampia contro i goti. Ne pagò le conseguenze tra gli altri Boezio, che venne condannato a morte. Il regno di Teoderico si inasprì e il re si fece più sospettoso. Nel 526, ormai vecchio, morì l’ultimo re barbaro in grado di sintetizzare le istanze romane e barbare in Italia. A succedergli fu il nipote Atalarico, figlio della figlia Amalasunta, che la madre allevò nel culto della cultura romana, non senza le ire dell’aristocrazia ostrogota.

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