Privacy Policy Graziano | STORIE ROMANE

Graziano era nato nella primavera del 359; era figlio di Valentiniano e Marina Severa. All’età di sette anni divenne console, a otto venne elevato come Augusto dal padre e l’anno seguente lo seguì nella sua spedizione contro gli alemanni. Alla morte del padre aveva dunque poco più di sedici anni; l’esercito lo costrinse pochi giorni dopo a riconoscere come Augusto anche il fratello Valentiniano II, di soli quattro anni.

Graziano era probabilmente in marcia per congiungersi alle truppe dello zio Valente quando questi decise di attaccare comunque i goti ad Adrianopoli, andando incontro alla sconfitta e alla morte. Rimasto Augusto anziano (aveva solo diciannove anni), lasciò al fratello parte dell’occidente (ma di fatto lo controllava) e decise di associare come Augusto d’oriente Teodosio nel 379, un comandante di origine ispanica, il cui padre si era già distinto in guerra sotto Valentiniano.

Nel 380, d’accordo con Teodosio, Graziano decise di venire a patti con i barbari, che ormai dilagavano nei Balcani. Riconobbe ai goti di insediarsi in Pannonia, ma per la prima volta fu un accordo praticamente alla pari, inusuale nella storia romana.

Lasciato Teodosio in oriente, Graziano si insediò a Mediolanum e per primo rifiutò il titolo di pontifex maximus, lui che era cristianissimo, revocando anche le immunità ai collegi sacerdotali pagani e alle vestali. Promulgò inoltre l’editto di Tessalonica, nel 380, insieme a Teodosio, con il quale proclamava il cristianesimo come religione di stato. L’anno seguente, con un concilio ecumenico, fu stabilito il credo niceno come unico ammissibile. E tra il 382 e il 383 fece rimuovere l’altare della vittoria nel Senato di Roma.

Mentre Graziano smantellava, passo dopo passo, insieme a Teodosio, ciò che rimaneva del paganesimo, Magno Massimo si ribellò in Britannia; Graziano gli andò incontro, ma nei pressi di Lutetia Parisorum (Parigi) venne sconfitto. Abbandonato da tutti, fuggì, ma venne ucciso il 25 agosto del 383 a Lione da Andragazio, magister militum di Magno Massimo, che si era finto suo amico.

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