Privacy Policy Il primo consolato di Ottaviano | STORIE ROMANE

Lo scopo del diciannovenne Ottaviano fu fin da subito quello di vendicare il padre adottivo; per questo utilizzò interamente l’enorme patrimonio ottenuto per guadagnarsi la fiducia dei veterani e arruolare nuove legioni. Arrivato a Roma dopo l’amnistia e la fuga dei cesaricidi, ebbe subito rapporti tesi con Antonio che non digeriva di essere stato scavalcato da un ragazzino.

La guerra di Modena

Nel 44 a.C. Marco Antonio ricopriva la carica di console insieme a Cesare. Durante la festa dei lupercali, il 15 febbraio precedente, aveva tentato di mettere in testa una corona al dittatore a vita, che l’aveva rifiutata. Poco prima di lui ci avevano provato anche i cesaricidi Cassio e Casca. Un mese dopo, alle idi di marzo, Antonio venne allontanato dal senato da Gaio Trebonio con una scusa, mentre Tillio Cimbro attirava Cesare nella trappola con la scusa di una petizione e Casca dava la prima pugnalata al dittatore a vita; Cassio (e anche Cicerone, che si era tenuto in disparte dalla congiura) avrebbe voluto uccidere anche Marco Antonio ma Bruto era contrario.

Quando venne aperto da Antonio il testamento di Cesare scoprì che il suo erede era un suo pronipote, il neo figlio adottivo del defunto dittatore, Gaio Ottavio – divenuto pertanto Gaio Giulio Cesare Ottaviano -, che riceveva i 3/4 dell’eredità, mentre Marco Antonio era secondo anche ai cugini di Ottaviano Lucio Pinario e Quinto Pedio, venendo dopo in linea di successione perfino al cesaricida Decimo Giunio Bruto, che aveva convinto Cesare ad andare in senato quella mattina funesta.

Infine avvennero i funerali: Marco Antonio mantenne alto l’onore di Oratore del nonno, tirando fuori alla fine del suo discorso, fino a quel momento relativamente morbido nei confronti dei cesaricidi, con un abile colpo di scena, le vesti insanguinate di Cesare e leggendo il suo testamento, in cui il dittatore donava ai cittadini romani i suoi giardini e 300 sesterzi ad ognuno di loro. La folla esplose, cominciò a lanciare oggetti nella pira funebre e i cesaricidi furono costretti alla fuga per scampare il linciaggio.

Nonostante la perdita di tempo di Antonio, che chiedeva una lex curiata per far ratificare il testamento (anche se aveva già fatto ratificare tutte le leggi di Cesare quando era stata concessa l’amnistia), Ottaviano anticipò la somma da donare al popolo romano di sua tasca. Nel frattempo Antonio cercava anche di farsi ratificare una permutatio provinciarum, per avere la Gallia Cisalpina (data da Cesare al cesaricida Decimo Bruto per l’anno 43), ma mantenendo le legioni della sua provincia promessa, la Macedonia, che ne aveva ben cinque. Il senato però ostacolava i lavori e Antonio in persona si mosse ad assediare Bruto a Modena; ma quando entrarono in carica i consoli Irzio e Pansa (entrambi cesariani), Cicerone convinse il senato a dichiarare Antonio hostis publicus.

L’arpinate vedeva nel giovane Ottaviano una pedina da manipolare; lo prese infatti sotto la sua ala protettiva, credendo che il figlio adottivo di Cesare sarebbe stato al suo gioco. Il futuro imperatore, dopo aver ottenuto un imperium propretorio (secondo solo ai consoli Aulo Irzio e Vibio Pansa) e arruolato legioni di veterani cesariani di sua tasca, sconfisse al seguito dei consoli Irzio e Pansa Antonio a Forum Gallorum e Modena il 14 e 21 aprile del 43 a.C., mentre quest’ultimo assediava Modena cercando di applicare la permutatio provinciarum che gli dava per legge il proconsolato della Cisalpina (in precedenza di Decimo Bruto).

«Ma poiché in questa guerra Irzio perì sul campo di battaglia e Pansa poco dopo in séguito a una ferita, si diffuse la voce che entrambi avesse eliminato lui, per restare da solo al comando degli eserciti vittoriosi, una volta che Antonio fosse stato costretto alla fuga, e lo Stato fosse privo dei due consoli. Almeno la morte di Pansa fu tanto sospetta, che il medico Glicone fu arrestato con l’accusa di aver versato del veleno sulla ferita. Aquilio Nigro aggiunge che Irzio, l’altro console, fu ucciso da Augusto stesso nella mischia della battaglia.»

Svetonio, Augusto, 11

Aulo Irzio rimase ucciso a Modena, in battaglia. Pansa morì poco dopo (il 23); Ottaviano sosteneva nel suo res gestae divi Augusti che il console era ferito, ma probabilmente venne ucciso, avvelenato, dal futuro imperatore. Entrambi i consoli morirono quindi in battaglia o poco dopo e Ottaviano, rimasto il più alto in comando, si fece nominare con la forza console, marciando su Roma ed entrando in senato in armi, a soli 19 anni, insieme al cugino Quinto Pedio.

« A vent’anni prese il consolato, facendo avanzare minacciosamente le sue legioni verso Roma e inviando quei [soldati] che chiedessero per lui a nome dell’esercito; quando il Senato sembrò esitante, il centurione Cornelio, capo della delegazione, gettando indietro il suo mantello e mostrando l’impugnatura del suo gladio, non esitò a dire nella Curia: “Se non lo farete [console] voi, questa [spada] lo farà”. Per dieci anni fece parte del triumvirato, creato per dare un nuovo ordine alla Repubblica: come suo membro cercò inizialmente di impedire che si iniziassero le proscrizioni, ma quando esse cominciarono si mostrò più spietato degli altri due. […] lui solo si batté in modo ostinato affinché non venisse risparmiato nessuno, arrivando a proscrivere anche C. Toranio, suo tutore, che era stato, inoltre, collega di suo padre come edile. […] più tardi si pentì di questa sua ostinazione e promosse al rango di cavaliere T. Vinio Filopomeno, che sembra avesse nascosto il suo padrone, quando era proscritto»

Svetonio, Augustus, 26-27

Una volta nell’assemblea, Cicerone si fece avanti e gli fece intendere che avrebbe comunque ottenuto il consolato (magari insieme a lui, venti anni dopo quello “trionfale” che sventò la congiura di Catilina). Ottaviano gli rispose emblematicamente dicendo che Cicerone era “l’ultimo dei suoi amici”, giocando sul doppio senso della parola ultimo (il medesimo in italiano e latino). Nei pressi di Bologna, nel novembre successivo, si giunse infine ad un accordo stipulato tra Antonio, Ottaviano e Lepido, il secondo triumvirato, che a differenza del primo non era un accordo privato tra Cesare, Pompeo e Crasso, ma un “triumvirato costituente”, ossia una magistratura ufficiale (ratificato dalla lex Titia per un quinquennio). Ne avrebbe fatto le spese in primis Cicerone, che sarebbe stato posto in cima alle liste di proscrizione triumvirali per volere di Marco Antonio, con l’avvallo di Ottaviano.


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