Privacy Policy La battaglia delle Isole Egadi | STORIE ROMANE

Il 10 marzo del 241 a.C. con la vittoria navale alle Isole Egadi i romani ponevano termine alla prima guerra punica. Dopo quasi 25 anni di guerra, nata dall’appoggio romano ai mercenari mamertini che avevano occupato l’antica Messina (Messana) e che erano stati attaccati dai cartaginesi, la situazione era ormai critica per entrambi i contendenti:

« L’impresa fu, essenzialmente, una lotta per la vita. Nell’erario, infatti, non c’erano più risorse per sostenere quanto si erano proposti. »

Polibio, Storie, I, 59, 6

Verso la battaglia

La flotta romana che avrebbe preso parte alla battaglia, composta da circa 250 navi, era comandata dal console Gaio Lutazio Catulo. Giunta a Lilibeo (l’antica Marsala), che i romani assediavano da ormai otto anni, i cartaginesi furono colti di sorpresa: non credevano che i nemici avessero le risorse necessarie ad allestire una nuova flotta.

I cartaginesi inviarono ad affrontare Catulo una flotta comandata da Annone anch’essa di circa 250 quinquireme; il comandante cartaginese ancorò la sua flotta ad una delle isoli delle Egadi, chiamata Sacra (oggi Marettimo), per dare anche supporto ad Amilcare che comandava i cartaginesi nell’entroterra. Lutazio Catulo, saputo dell’arrivo di Annone, portò la flotta all’isola di Egussa (l’attuale Favignana), il 9 marzo del 241 a.C.



Scontro finale

Il giorno dopo Catulo decise di dare battaglia ai cartaginesi, distendendo la flotta romana su una sola linea. Annone non si sottrasse allo scontro, facendo ammainare le vele per avere una migliore mobilità:

« Poiché i preparativi per gli uni e per gli altri venivano regolati in modo opposto rispetto allo scontro navale svoltosi presso Drepana, anche l’esito della battaglia, com’è naturale, risultò opposto per gli uni e per gli altri. »

Polibio, Storie, I, 61, 2

I romani avevano copiato ulteriormente le navi cartaginesi, alleggerendole e gli equipaggi erano ottimamente addestrati, come sostenuto da Polibio: « soldati di marina scelti, più duri ad arrendersi delle truppe di terra » (Storie, I, 61, 3). D’altro canto i cartaginesi, carichi di rifornimenti, avevano le navi molto appesantite nonostante il vento fosse a loro favore. E, all’opposto, avevano equipaggi raccogliticci:

« gli equipaggi erano completamente privi di addestramento ed erano imbarcati per l’occasione, e i soldati di marina erano appena arruolati e sperimentavano per la prima volta ogni sofferenza e rischio. »

Polibio, Storie, I, 61, 4

La battaglia divenne ben presto una carneficina, con i romani che manovravano molto più efficacemente e avevano truppe molto meglio addestrate. Alla fine della giornata i romani affonderanno 50 navi nemiche e 70 ne verranno catturate, contro 30 navi perse dai romani e 50 danneggiate.

Uno dei rostri trovati alle Egadi

Resa cartaginese

Perso ogni supporto da Cartagine, Amilcare, che da anni combatteva una guerriglia sul monte Erice, conscio del fatto che non ci sarebbe stato alcun aiuto dall’Africa e dell’impossibilità di continuare a combattere, decise di trattare la resa con Lutazio Catulo:

« pose fine alla contesa, dopo che furono redatti i seguenti patti: “Ci sia amicizia fra Cartaginesi e Romani a queste condizioni, se anche il popolo dei Romani dà il suo consenso. I Cartaginesi si ritirino da tutta la Sicilia e non facciano la guerra a Gerone né impugnino le armi contro i Siracusani né contro gli alleati dei Siracusani. I Cartaginesi restituiscano ai Romani senza riscatto i prigionieri. I Cartaginesi versino ai Romani in vent’anni duemiladuecento talenti euboici d’argento”. »

Polibio, Storie, I, 61, 4

Il tempio di Iuturna a Largo di Torre Argentina, Roma

Catulo accettò la proposta, consapevole che anche i romani erano ormai esausti dopo 25 anni di guerra, tuttavia chiedendo che prima i patti venissero ratificati dai comizi e dal senato. Le condizioni di pace furono dunque: rinuncia di qualsiasi attacco a Siracusa, restituzione senza riscatto dei prigionieri e 2.200 talenti d’argento da versare in vent’anni. Il vincitore delle Egadi, dal canto suo, fece erigere il tempio di Iuturna nel Campo Marzio, la ninfa delle fonti.

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