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La base costituzionale del potere pontificio si basava su di un documento, la Donazione di Costantino (Constitutum Constantinii), creduto per secoli autentico.

Tale documento conteneva una supposta donazione fatta dall’imperatore Costantino a papa Silvestro I, dopo la battaglia di ponte Milvio. L’imperatore, secondo il testo, avrebbe donato al papa la città di Roma e per estensione tutte le province occidentali dell’impero romano.

Il primo imperatore cristiano

Sul fatto che Costantino fosse cristiano ormai non c’è più alcun dubbio tra gli studiosi; tuttavia l’effettiva conversione risalirebbe solo attorno agli anni della guerra con Licinio, quindi dopo l’editto di Milano e la famosa battaglia di Ponte Milvio.

Ancora dopo questa battaglia viene edificato un arco di trionfo in cui non compare alcun simbolo cristiano sui soldati di Costantino (tantomeno la croce o altro simbolo sullo scudo, menzionato da Lattanzio nel suo De mortibus persecutorum). Nel mondo antico era pratica comune associarsi ad un Dio che si credeva aver contribuito alla vittoria, e Costantino si era convinto nel corso degli anni che questo Dio fosse quello cristiano: infatti l’epiteto che ricorre sulle monete costantiniane è quello di victor; l’imperatore si riconosceva come un vincitore e il Dio cristiano era stato il suo protettore.

Moneta di Costantino con il Sol Invictus

Precedentemente sulle monete costantiniane, infatti, era apparso spesso il Sol Invictus, la divinità introdotta da Aureliano, e rimarranno riferimenti pagani fino all’incirca al 318-19 d.C. Con ogni probabilità inizialmente Costantino credeva nel dio solare e dopo gli eventi che lo avevano portato ad essere unico imperatore dell’impero lo aveva identificato con quello cristiano. Nel 320 d.C. appare per la prima volta il monogramma di Cristo, e con la definitiva sconfitta di Licinio nel 324 d.C. cominciano ad aumentare i riferimenti al cristianesimo, seppure mantenendo una forte tolleranza verso le altre religioni: Costantino era pur sempre consapevole che il cristianesimo, per quanto diffuso in oriente, era pur sempre una religione fortemente minoritaria all’epoca.

E non è un caso che sconfitto Licinio, già l’anno seguente presiederà il concilio di Nicea del 325 d.C., primo della religione cristiana. In questo contesto più che di conversione di Costantino si potrebbe parlare di presa di consapevolezza e precisazione del culto solare, assimilato a quello cristiano. In ogni caso, la determinazione di Costantino ad essere capo del concilio, dimostra ancora una volta come nonostante le simpatie verso i cristiani fosse intenzionato a mantenere il primato religioso che aveva in quanto pontifex maximus e l’autorità politica imperiale al di sopra di qualsiasi contenzioso religioso; anzi, il cristianesimo per Costantino può definirsi come uno strumento propagandistico: un solo Dio, un solo imperatore.

In ogni caso Costantino aspetterà il sopraggiungere della morte, nel 337 d.C., per battezzarsi, forse dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia. Il progetto politico di fare la religione cristiana un pilastro (piuttosto che causa di turbolenze dovute a persecuzioni) del potere politico si può rintracciare anche nella tomba dove venne sepolto, ossia nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, in mezzo a dodici finte tombe (come gli apostoli), a simboleggiare di essere un novello Cristo.

Un falso storico

Appurato che nessuna fonte storica nè in nessuna moneta Costantiniana si faccia riferimento ad elargizioni di qualsiasi tipo al Papa – nè in quelle degli imperatori successivi di donazioni al vescovo di Roma -, appare nel corso dell’ VIII secolo d.C. un documento, il Constitutum Constantinii, il cui contenuto recita:

« In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale [di Costantino] è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo… Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali. »

Sostanzialmente, dunque, Costantino avrebbe donato ai papi non solo Roma e l’Italia, ma anche tutto l’occidente. Tale affermazione, per quanto possa apparire assurda, divenne la base delle rivendicazioni temporali nel medioevo, che condussero anche alla lotta per le investiture nell’XI secolo. Ma come è possibile che nell’ VIII secolo esca fuori questo documento e i longobardi e i franchi non facciano nulla per constrastarlo?

Nell’VIII secolo c’era stato un ritorno di interesse per la vita di Papa Silvestro I, contemporaneo di Costantino e, contemporaneamente, una forte espansione longobarda che minacciava di riunire sotto di sè l’intera Italia. Negli Actus Silvestri si raccontava che Costantino, divenuto imperatore dopo la morte del padre Costanzo Cloro avrebbe promosso persecuzioni contro i cristiani, ma si sarebbe ammalato di lebbra. Interpellati i sacerdoti pagani, questi gli avrebbero suggerito una cura consistente in un bagno di sangue di tremila bambini. Costantino, tuttavia, turbato dal pianto delle madri si sarebbe rifiutato e, nella notte successiva, gli sarebbero apparsi in sogno i santi Pietro e Paolo che gli avrebbero ordinato di battezzarsi, richiamando a Roma il vescovo Silvestro, fuggito sul monte Soratte per timore delle persecuzioni. Battezzato da Silvestro, Costantino sarebbe guarito e avrebbe concesso al vescovo di Roma doni e privilegi, dandogli in dono tutto l’occidente. Otto giorni dopo il suo battesimo, Costantino avrebbe inoltre iniziato i lavori di costruzione della basilica di San Giovanni in Laterano.

Probabilmente nè i longobardi nè i franchi erano in grado di distinguere un testo del IV secolo da uno dell’VIII, sia per quanto riguardava il modo di scrivere sia la lingua. Forse anche l’autorità papale li avrà intimoriti; fatto sta che il documento venne alla fine accolto come vero e usato dai papi per secoli per rivendicare il loro diritto ad esercitare anche un dominio temporale, finchè Lorenzo Valla nel Quattrocento non dimostrò che era un falso storico, sia su basi storiche sia filologiche. Tuttavia prima di allora ci furono casi in cui non lo si riconosceva come originale:

« L’imperatore Ottone III, in un diploma del 1001, ripudiò il Costituto, perché non riscontrava nella pergamena, presentatagli come originale, i caratteri esteriori che garantissero l’autenticità dell’atto, e poteva anzi indicare il contraffattore nella persona del diacono Giovanni dalle dita mozze… »

(F. Chabod, Lezioni di metodo storico, 1978)




Bibliografia in pillole:

  • D. Maffei, La donazione di Costantino nei giuristi medievali, (Milano, 1964).
  • M. Regoliosi, G. M. Vian, Valla e la donazione di Costantino tra storia e apologia, «Cristianesimo nella storia» (2007), p. 679.
  • G. M. Vian, La donazione di Costantino, Bologna, 2004.
  • P. Brunn, The Roman Imperial Coinage, VII, Constantine and Licinius (a.D. 313-337), London, 1966.
  • Sutherland C. H. V., The Roman Imperial Coinage, VI, From Diocletian’s reform (A.D. 296) to the death of Maximinus (A.D. 313), London, 1967.

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