Privacy Policy La fondazione di Costantinopoli, la Nuova Roma | STORIE ROMANE

Dopo la vittoria contro Massenzio a Ponte Milvio nell’ottobre del 312, Costantino e Licinio, rimasti unici due Augusti si spartirono l’impero. Ma a Costantino non bastava. Nel 314 fece guerra a Licinio e gli strappò l’Illirico, e nel 323 scoppiò l’ultima guerra. Licinio, sconfitto ripetutamente, venne ucciso nel 324 e Costantino rimase unico imperatore: era finito l’esperimento della tetrarchia. L’imperatore era rimasto ammaliato dalla città di Bisanzio, assediata durante la guerra con Licinio, tanto che la ricostruì (in realtà i primi lavori di ampliamento risalgono a Settimio Severo, che già ne aveva colto l’importanza strategica, aumentata mano a mano nel III secolo d.C.) e ampliò completamente, rendendola la Nuova Roma: un nuovo senato, un nuovo pomerium, 7 nuovi colli. La città fu inaugurata l’11 maggio del 330 e prese il nome di Costantinopoli.

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La nuova capitale

La città di Costantinopoli venne dotata di tutti i comfort, compreso un nuovo Circo (anche se più piccolo del Circo Massimo) e di un nuovo Palazzo imperiale. Rapidamente si espanse, rivaleggiando con Roma, cominciata a cadere in declino (accelerato dal sacco dei goti del 410). Lo stesso Costantino, morto nel 337, decise di farsi seppellire nella nuova capitale, nella Chiesa dei Santi Apostoli, al centro di dodici tombe fittizie, facendosi chiamare ἰσαπόστολος (“uguale agli apostoli”).

Vennero costruite terme, acquedotti, piazze, un palazzo imperiale collegato al circo (come a Roma col Circo Massimo e il Palatino), porti e la prima cinta muraria di Costantino non bastò più: Teodosio II ne fece erigere una seconda molto più imponente che avrebbe resistito per mille anni. Anche dal punto di vista ecclesiastico il prestigio di Costantinopoli si cominciò a far sentire, prendendo sempre più voce nelle questioni religiose (come nel Concilio di Efeso e Calcedonia del 431 e 451), finendo poi per scontrarsi spesso con Roma, a cui non riconosceva il primato religioso e al contempo poneva il patriarca di Costantinopoli tra i più importanti della cristianità e come il maggiore tra quelli orientali di lingua greca.

All’inizio del V secolo d.C., complice l’enorme espansione cittadina e la coeva decadenza di Roma, la città si espanse ben oltre le mura costantiniane, motivo per cui fu eratta un’altra cinta muraria sotto l’imperatore Teodosio II, di cui abbiamo anche il codice teodosiano, la più importante raccolta di leggi romane dopo il codice di Giustiniano. Tuttavia è bene sottolineare come furono anche le minacce barbariche a spingere il governo imperiale ad erigere una seconda cerchia di mura ancora più massiccia. Divennero dunque le più grandi mura romane mai costruite. Erano costituite da tre strati di mura, via via più alti, protette da un enorme fossato e numerose torri, rendendo impossibile a chiunque riuscisse a penetrare il primo anello di superare il secondo o il terzo. Avevano inoltre un altezza e spessore che le rendeva praticamente insuperabili per le armi dell’epoca.

Santa Sofia

La nuova cristianissima capitale dell’unico impero cristiano necessitava anche di una basilica consona al suo ruolo patriarcale (che a quell’epoca condivideva ancora in una condizione di quasi parità con Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, seppure Roma cominciava a tentare di mostrare il suo primato) e tale ruolo fu svolta da Santa Sofia. La prima chiesa, Μεγάλη Ἐκκλησία (“Grande Chiesa”), venne eretta inizialmente nel IV secolo d.C.; il suo nome era dovuto alle enormi dimensioni rispetto alle altre chiese della città. Dedicata al Logos, Gesù Cristo Salvatore, nel giorno della sua Natività, venne inaugurata il 15 febbraio 360, sotto Costanzo II, dal vescovo ariano Eudossio di Antiochia. La chiesa, dalla classica forma di basilica latina con colonnato, aveva il tetto in legno e sorgeva nei pressi del palazzo imperiale in costruzione e vicino si trovava anche la chiesa di Santa Irene, che fino ad allora era servita come principale cattedrale cittadina.

Alcune fonti propendono per la sua edificazione al tempo di Costanzo II, mentre altri citano Costantino, mentre Giovanni Zonara diceva che l’edificio era stato riparato ai tempi di Costanzo dopo che era crollato quello consacrato da Eusebio di Nicomedia, che era stato vescovo di Costantinopoli tra il 339 e 341. Questa basilica venne distrutta all’inizio del V secolo durante gli scontri tra il patriarca Giovanni Crisostomo e l’imperatrice Elia Eudossia, moglie di Arcadio, nella cui occasione il vescovo fu mandato in esilio nel 404.

La nuova chiesa, sorta della ceneri, venne inaugurata nell’ottobre 415 da Teodosio II e aveva ancora un tetto in legno. Bruciò anch’essa quasi del tutto (sono stati rinvenuti solo alcuni blocchi di marmo raffiguranti 12 agnelli e 12 apostoli) durante la rivolta di Nika del 532.

Giustiniano diede ordine di ricostruirla, ancora più grande, stavolta senza tetto di legno. Venne scelta una forma innovativa, quadrata, con una cupola immensa per l’epoca. Come architetti vennero scelti Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle, ma quest’ultimo morì poco dopo l’inizio dei lavori. Vennero usati materiali da ogni angolo dell’impero: colonne ellenistiche dal tempio di Artemide a Efeso, pietre di porfido egiziano, marmo verde della Tessaglia, pietra nera del Bosforo e gialla della Siria.

Probabilmente per i calcoli vennero usate le teorie di Erone di Alessandria, per fare in modo che la cupola si mantenesse in posizione. Giustiniano, quando entrò nella basilica la prima volta, meravigliato, avrebbe esclamato “Νενίκηκά σε Σολομών” (“Salomone, ti ho superato!”). L’interno venne ricoperto di mosaici, terminati da Giustino II (565-78). La basilica, divenuta sede del patriarca di Costantinopoli, che cercava di guadagnare il primato ecumenico, fu da subito colpita da due forti terremoti nel 553 e 557, che causarono seri danni alla cupola, la quale crollò in seguito al terzo terremoto, il 7 maggio 558, portandosi con sè l’ambone, l’altare e il ciborio.

La cupola probabilmente era crollata per il troppo peso, che aveva deformato i piloni di sostegno. Giustiniano affidò a Isidoro il Giovane, nipote di Isidoro di Mileto, i lavori di restauro: la nuova cupola, più alta di 6,25 m, era più curva e distribuiva meglio il peso, oltre a essere più leggera grazie a materiali meno pesanti. La basilica in questo modo raggiunse l’altezza interna di 55,6 metri. Per celebrare la fine dei lavori, il poeta bizantino Paolo Silenziario compose un poema epico chiamato Ἔκφρασις in cui narrava della riconsacrazione della basilica, presieduta dal patriarca Eutichio il 23 dicembre 562. Giustianiano era ancora imperatore, l’Italia e l’Africa e parte della Spagna erano riconquistate, sembrava ritornare l’unità dell’impero. Invece poco dopo sarebbero arrivati longobardi, slavi e arabi a concludere il sogno di una capitale cristiana universale.

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