Privacy Policy La morte di Cleopatra | STORIE ROMANE

Nell’ottobre del 42 a.C. i triumviri vinsero i cesaricidi a Filippi. Tra tutti spiccò Marco Antonio, che riuscì da solo a vincere la battaglia. Ottaviano si stabiliva in Italia, Lepido aveva l’Africa e la Spagna, Antonio tutto l’oriente, la Macedonia e anche la Gallia. Dopo la vittoria Marco Antonio spese l’inverno a Efeso, una delle più importanti città dell’Asia minore, dedicandosi a dissolutezze di ogni tipo, inclini alla sua natura. Antonio aveva ricevuto l’Egitto e la Gallia in virtù della sua anzianità e del suo prestigio, ma anche perché avrebbe dovuto condurre la campagna partica che stava preparando Cesare. Non sappiamo esattamente se e quando Antonio e Cleopatra si siano incontrati per la prima volta, se mentre era al seguito di Cesare in Egitto o a Roma, fatto sta che i due non erano del tutto estranei. Giunto in oriente dopo la vittoria sui cesaricidi, Antonio ricevette gli onori dai sovrani dei regni clienti di Roma, piuttosto numerosi nell’area, tranne di quello egizio.

Antonio si era poi stabilito a Tarso, in Cilicia, in una posizione ottima per iniziare la campagna partica. Tuttavia aveva bisogno del supporto egizio e specialmente del grano; Cleopatra inoltre non aveva risposto a nessuna delle lettere che gli aveva inviato. Allora Antonio inviò ad Alessandria Quinto Delio, con l’ordine di scortare la regina da lui. La regina infine si mosse e lo seguì. I due si trovavano entrambi a Tarso ma aspettavano l’uno l’arrivo dell’altro. La regina infatti si ostinava a sostenere che dovesse essere il triumviro a dover andare da lei e non viceversa. E alla fine Antonio cedette, andando sulla nave della regina tolemaica. Il triumviro rimase stregato da quest’ultima, passarono insieme giorni intensi.

Antonio e Cleopatra

Nel frattempo Ottaviano ne aveva approfittato per riprendersi la Gallia e fare la guerra a Sesto Pompeo in Sicilia. Antonio, negli agi di Alessandria, dove aveva seguito Cleopatra, aveva perso la sua occasione migliore. Aveva perso non solo la Gallia ma anche la Spagna di Lepido era andata a Ottaviano, che controllava anche l’Italia ormai, seppure inizialmente essa non spettava ad alcun triumviro in particolare. Anche se ormai i due triumviri erano in una situazione di sostanziale parità (Ottaviano aveva però il supporto di moltissimi veterani e un serbatoio umano molto maggiore in occidente), Antonio decise di intraprendere comunque la campagna partica già progettata da Cesare. Nel frattempo sia Ottavia che Cleopatra erano rimaste incinta, dandogli dei figli. Antonio, d’altra parte, aveva praticamente ripudiato e relegato ad Atene la moglie Ottavia, sorella di Ottaviano e aveva intrapreso (dopo aver rinnovato il triumvirato nel 38 a.C. con il trattato di Taranto) la guerra partica, terminata in malo modo per i romani, costretti a ritirarsi inseguiti dai nemici.

Antonio era distrutto dopo la spedizione partica, era passato dal voler essere un nuovo Alessandro a temere di essere un nuovo Crasso. La regina tolemaica lo dissuase dal riprendere le ostilità nel 35 a.C. e Antonio si rinchiuse in Alessandria. Nel 34 ebbe luogo la vendetta contro gli armeni, con una campagna più modesta, che però non levò l’onta della sconfitta partica. Antonio non chiese il trionfo, che festeggiò invece ad Alessandria, come un novello Dionisio e non come magistrato romano. Ancora meglio, decise pubblicamente, nel Ginnasio, vicino la tomba di Alessandro Magno, in veste di Dionisio-Osiride (Cleopatra era la sua Iside) di donare le province orientali a Cleopatra, Tolomeo Cesare (Cesarione, il figlio avuto con Cesare) e i tre figli avuti con lei tutti i possedimenti romani in oriente.

«Che cosa ti ha cambiato? Il fatto che mi accoppio con una regina? È mia moglie. Non sono forse nove anni che iniziò [la nostra storia d’amore]? E tu ti accoppi solo con Drusilla? E così starai bene se quando leggerai questa lettera, non ti sarai accoppiato con Tertullia, o Terentilla, o Rufilla, o Salvia Titisenia o tutte. Giova forse dove e con chi ti accoppi?»

SVETONIO, AUGUSTO, 69

La sua posizione non solo era ambigua, ma ormai era pubblica e non si fece alcuno scrupolo di nasconderla. Nel 33 a.C. terminava il triumvirato e Ottaviano, con un colpo di scena, annunciò pubblicamente di rinunciare ai suoi poteri. Nel 32 entrarono in carica due consoli antoniani, Gneo Domizio Enobarbo e Gaio Sosio. Ottaviano si presentò nel foro con una guardia armata, entrando in senato e dicendo che poteva dimostrare i piani eversivi di Antonio. I senatori filoantoniani fuggirono da lui, mentre Ottaviano aveva carenza di denaro e per questo dovette imporre imposte straordinarie, creando malcontenti, mentre ad Antonio non mancava denaro e aveva una flotta migliore. Ma ancora una volta il tentennamento gli fu fatale; Ottaviano poté mettere insieme le forze e dichiarare guerra a Cleopatra. Lo scontro finale sarebbe avvenuto ad Azio nel 31 a.C., dove non sappiamo perché la regina tolemaica si diede alla fuga, seguita da Antonio.

Ormai per loro era la fine: tutte le legioni avevano disertato a favore del nipote di Cesare, che nel 30 a.C. prese anche Alessandria. Cleopatra e Antonio si trovavano in due palazzi differenti (la regina era nel tempio di Iside, mentre Antonio vagava nel palazzo e la incolpava della fuga a Azio) e mandò a dire al secondo che si era suicidata.

76. “Antonio si ritirò quindi in città, imprecando contro Cleopatra, che lo aveva tradito e messo nelle mani di coloro che egli aveva preso a combattere per amore di lei. Essa, temendo la sua folle ira, si rifugiò nella tomba, calò le saracinesche, che erano fatte di sbarre e stanghe robuste, e mandò ad annunciare ad Antonio la sua morte. Egli vi credette. Si disse: “E tu, cosa aspetti, Antonio? La Fortuna ti ha tolto l’unico pretesto che ti rimaneva per amare la vita”, ed entrò in camera. Lì, mentre si slegava la corazza e se la toglieva, esclamò: “O Cleopatra, non mi duole di essere separato da te, poichè presto arriverò dove sei tu; ma mi duole che un imperatore come io sono, si sia rivelato meno coraggioso di una donna”. Antonio aveva uno schiavo fedele, di nome Eros, a cui da molto tempo aveva fatto promettere che, se lo avesse pregato, lo avrebbe ucciso. Ora gli chiese di eseguire la promessa. Lo schiavo sguainò la spada e la sollevò come per colpire il padrone, ma poi la rivolse invece verso la propria faccia e ammazzò se stesso. Mentre cadeva ai suoi piedi, Antonio disse: “Bravo, Eros, che mi insegni come io debba fare ciò di cui tu sei incapace”. Si colpì dunque al basso ventre, lasciandosi cadere sul lettuccio. Ma il colpo non fu tale da provocare una morte istantanea. […] Così Antonio gridò e si dibatté, finché non venne il segretario di Cleopatra, Diomede, mandato da lei per prenderlo e portarlo nella tomba, dove si trovava la regina.”

77. “In tal modo venne a sapere che Cleopatra era viva. Ordinò allora con tutta l’anima ai servi di sollevarlo e di portarlo a braccia fino alle porte dell’edificio. Cleopatra però non aprì la porta: ma apparve da alcune finestre superiori e ne calò funi e corde. Antonio fu assicurato ad esse, e Cleopatra lo tirò su con l’aiuto di altre due donne, le uniche che aveva ammesso nella tomba insieme a lei. Chi fu presente alla scena dice che non ci fu mai cosa tanto pietosa a vedere. Arrossato di sangue e in lotta con la morte, il romano saliva tendendo le mani e sollevandosi verso di lei. Non era infatti un operazione facile da compiere per una donna. A stento Cleopatra, stringendo forte le mani e col viso contratto dallo sforzo, tirava su la corda, mentre quelli che erano abbasso li incitavano e prendevano parte alla sua fatica. Una volta che l’ebbe accolto, dopo tanto penare, nella tomba, e l’ebbe stesso sopra un divano, si stracciò i veli su di lui, si batté e lacerò il petto con le mani, si insanguinò il viso col suo sangue, lo chiamò signore e marito e imperatore; quasi si dimenticò dei suoi guai per la pietà che sentiva dell’amato. Antonio pose termine al suo lamento chiedendo di bere del vino […].”

PLUTARCO, vita di antonio, 76-77

Ma mentre Antonio ancora una volta le credette si suicidò, Cleopatra attendeva. Tuttavia il romano non era morto e fu tirato infine con delle funi da lei e poco dopo spirò, contento di averla vista un’ultima volta. Cleopatra credeva forse di circuire anche Ottaviano, forse di salvare i figli, ma il nipote di Cesare era di tutt’altra pasta. Cleopatra infine decise di togliersi anche lei la vita, forse con un morso d’aspide come riporta Plutarco. Non sappiamo cosa fece Ottaviano dei loro corpi e ancora oggi non sappiamo dove siano stati conservati i loro resti.

83. “Di lì a pochi giorni venne a trovarla e a confortarla anche Cesare in persona. La trovò sdraiata su un pagliericcio, in umile stato. Ma alla sua entrata saltò fuori in camicia e corse a gettarsi ai suoi piedi. I suoi capelli e la faccia erano tremendamente sconvolti. La voce le tremava. Gli occhi erano infossati. Molti segni di strazio apparivano anche sul petto. Insomma sembrava che il corpo non stesse molto meglio dell’anima. Tuttavia il fascino e la bellezza audace, per cui andava famosa, non erano spenti del tutto. Benché fosse così ridotta, balenavano dall’interno, chissà da quale recesso del suo animo e si manifestavano dai moti del volto […].”

84. “Cleopatra, a sentir ciò, domandò per prima cosa a Cesare il permesso di recare libagioni al corpo di Antonio. Il permesso le fu accordato. Si fece dunque portare alla tomba e abbracciando l’urna, circondata dalle donne del seguito, disse: “O caro Antonio, poc’anzi ti seppellivo con mani libere, e ora verso libagioni in condizione di prigioniera e tenuta d’occhio perché non possa, nè battendomi il petto nè piangendo, deturpare questo corpo schiavo e serbato per i trionfi che si celebreranno su di te. Non attendere altri onori e libagioni; queste sono le ultime parole che Cleopatra ti può fare, poichè la trascinano via prigioniera. In vita nulla ci separò uno dall’altro; con la morte temo che dovremmo scambiarci i luoghi della nostra origine: tu, romano, giacerai qui, io, derelitta, in Italia, e solo la parte che coprirò col mio corpo, riceverò della tua terra. Ma se gli dèi che stanno ove tu sei hanno forza e potenza, visto che quelli di quassù ci hanno tradito, non abbandonare la tua donna finchè sia viva, e non permettere che egli trionfi su di te nella mia persona; nascondimi invece e seppelliscimi qui con te, poichè, seppure innumerevoli sono i miei mali,nessuno è così grande e atroce quanto questo breve tempo che ho dovuto vivere senza te”.

85. “Dopo aver espresso questi lamenti, inghirlandò e baciò l’urna;quindi comandò di prepararle un bagno. Lavata, si sdraiò e consumò un magnifico pasto.
E arrivò un tale dalla campagna con un paniere. Le guardie gli chiesero cosa contenesse, egli l’aprì, tolse le foglie, e mostrò il recipiente pieno di fichi. Le guardie si stupirono di quanto erano belli e grossi quei fichi. Al che ridendo l’uomo li invitò a prenderne. Gli altri gli credettero e gli dissero di portarli dentro. Dopo il pasto Cleopatra prese una tavoletta, che aveva già scritta e sigillata e la mandò a Cesare, quindi licenziò tutta la servitù, tranne le sue due donne, e chiuse la porta.
Cesare, appena aprì la tavoletta e cominciò a leggere suppliche e lamenti, con cui Cleopatra gli chiedeva di seppellirla insieme ad Antonio, subito comprese cosa era accaduto. Il suo primo impulso fu di andare a vedere di persona; poi mandò altri ad indagare in tutta fretta.
Sennonchè il trapasso era stato rapido. Gli uomini di Cesare andarono di corsa sul posto, ove trovarono le guardie ignare di tutto; ma, aperte le porte, la videro morta, distesa sul letto d’oro, ornata come una regina. Delle due donne, una, a nome Ira, stava morendo ai suoi piedi mentre l’altra, Carmione, aggiustava il diadema intorno ai capelli della regina barcollando ormai e col capo a ciondoloni.”

86. “Si racconta che l’aspide fu portato a Cleopatra nel paniere insieme ai fichi, e che aveva dato ordine di nasconderlo tra le foglie, affinchè il rettile la morsicasse senza che essa se ne accorgesse. Ma quando tolse i fichi, lo vide, e disse : “Eccolo, era qui”. Denudò perciò il braccio e lo offrì al morso dell’animale. […]
Cesare, benchè contrariato dalla morte della donna, ammirò la sua fierezza e dispose che il suo corpo fosse sepolto con tutti gli splendori consueti ai re, insieme ad Antonio. Anche le due donne ebbero per sua volontà onorevoli esequie.
Cleopatra morì a trentanove anni di età, dopo aver regnato per ventidue e per più di quattordici aver governato con Antonio.”

Plutarco, Vita di Antonio, 83-86

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