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Il 5 marzo del 493 Flavio Teoderico, re degli ostrogoti, entrava a Ravenna, dopo che Odoacre si era arreso. La mediazione del vescovo Giovanni aveva fatto sì che i due sovrani concordassero di spartirsi il potere e porre fine alle ostilità; tuttavia pochi giorni dopo, durante un banchetto indetto dallo stesso re ostrogoto, quest’ultimo assassinò Odoacre, restando unico padrone d’Italia.

Dopo la caduta dell’impero d’occidente nel 476, con la deposizione di Romolo Augustolo e l’uccisione di suo padre Oreste da parte del comandante dell’esercito imperiale in Italia Odoacre, quest’ultimo aveva rimandato le insegne imperiali all’imperatore d’oriente Zenone, chiedendo la riunificazione dell’impero. L’imperatore aveva accettato riluttantemente, ma alla fine aveva ceduto in quanto il suo potere era al momento piuttosto traballante.

Tuttavia alcuni anni dopo, in seguito alle sempre più minacciose scorrerie degli ostrogoti in Tracia e nei pressi di Costantinopoli, aveva deciso di stipulare un accordo con Teoderico per spostare la sua popolazione in Pannonia e in tutta la diocesi italiciana, che rimaneva intatta dopo la fine dell’impero d’occidente. Per l’imperatore era meglio mettere contro di loro due re barbari che non avere Teoderico contro.

Nel 489 gli ostrogoti avevano iniziato l’invasione dell’Italia e quattro anni dopo erano padroni della penisola. La morte di Zenone, avvenuta nello stesso periodo, lasciava a Teoderico la possibilità di crearsi un dominio personale e non, come sembra ormai assodato, di ridare all’imperatore l’Italia. Perciò con una lettera (la prima delle Variae di Cassiodoro) ad Anastasio, nuovo imperatore, Teoderico chiedeva di vedere riconosciuto il suo potere.

Teoderico mantenne sempre un atteggiamento ambivalente, rispettando da un lato l’imperatore di Costantinopoli e il senato di Roma, dall’altro presentandosi a tutti gli effetti come sovrano ostrogoto. Tuttavia fu l’unico re barbaro a non fregiarsi di un titolo gentilizio, in quanto non lo troviamo mai come rex gothorum o rex ostrogothorum, semplicemente rex. Teoderico era il rex per eccellenza, in qualche modo un imperator, un Carlo Magno ante litteram.

E’ proprio negli atteggiamenti che Teoderico diventa un vero e proprio imperatore d’occidente: non solo governa la diocesi italiciana, riprende dai vandali la Sicilia, con cui stipula un matrimonio d’interesse con Trasamondo e quindi un’alleanza, riconquista la Provenza, sottraendola ai franchi, e per un periodo è in qualche modo reggente del regno visigoto, con cui è imparentato. Insomma Teoderico è un rex primus inter pares in occidente e secondo solo all’imperatore di Costantinopoli.

Il regno ostrogoto alla morte di Teodorico



Un imperatore romano?

Nel 500, come un vero imperatore romano, festeggia i tricennalia, i trenta anni di regno, come aveva fatto già Costantino. Fa un’enorme processione a Roma, seguita da spettacoli nel circo massimo, fa addirittura elargizioni di grano al popolo romano, infine tiene un discorso in senato in cui dice di concedere tutti i privilegi accordati dai suoi predecessori, mettendosi di fatto sullo stesso livello degli imperatori antichi.

Imperatori ai quali viene paragonati dai romani stessi, a cui viene affidata la gestione e l’amministrazione dello stato, mentre gli ostrogoti si insediano in larghissima parte a nord del Po e formano presidi militari: i romani gestiscono la cosa pubblica (la cui burocrazia e uffici centrali restano quasi inalterati rispetto al V secolo), i goti (e in alcuni casi anche i romani) si dedicano a combattere.

Grazie all’oculato intervento del prefetto al pretorio Liberio le terre dei barbari di Odoacre vengono confiscate e redistribuite ai goti, che numericamente non sono molti di più (si presume 100-200.000 al massimo), provocando pochissimi sconvolgimenti. Alcuni romani come Cassiodoro hanno una carriera politica floridissima, e quest’ultimo raccoglie nelle Variae i documenti ufficiali che redige per conto dei sovrani ostrogoti, oltre a una serie di formule ufficiali degli stessi, permettendoci di conoscere abbastanza bene la storia ostrogota d’Italia.

I saiones goti affiancano gli agentes in rebus romani, ma non li sostituiscono, mentre l’unico vero cambiamento riguarda l’officium del magister militum che scompare. Tuttavia abbiamo dei funzionari chiamati comitiaci e che gli studi confermerebbero come dipendenti del magister militum nel corso del V secolo, che sono sotto il diretto controllo di Teoderico. Effettivamente per tutto il V secolo i barbari avevano avuto il ruolo importantissimo di magister militum in occidente; ora non ce n’era più bisogno, era il rex a comandare l’esercito.

I romani d’altra parte riconoscono a Teoderico enormi meriti, almeno in un primo periodo; in un’iscrizione rinvenuta nel basso Lazio, viene chiamato Augustus da un senatore, Cecina Mavorzio Basilio Decio, ringraziando il sovrano per la bonifica del Decennovio. Teoderico, forte del suo potere, sceglie addirittura uno dei due consoli (l’altro è scelto dall’imperatore). In un racconto anonimo, l’Anonimo Valesiano, Teoderico viene paragonato a Traiano e Valentiniano. Il paragone con il “forte” Traiano è apprezzato dai goti, forse un po’ meno quello con Valentiniano che era gothicus maximus. D’altro canto il paragone è anche civile: il re amalo (la famiglia reale ostrogota) ricostruisce edifici, li mette in sicurezza, li restaura, tanto che nel medioevo si crederà che sia stato lui a costruire l’arena di Verona.

A Sant’Apollinare nuovo i bizantini hanno eraso la figura di Teoderico (vestito di porpora come l’imperatore) e quella dei goti sostituendoli con delle tende.

Tuttavia una serie di screzi con il pontificato romano (i goti sono ariani) e un tentativo di congiura da parte di Boezio porta a un decadimento dei rapporti tra romani e ostrogoti negli ultimi anni di regno di Teoderico, che nel 526 lascia il regno al nipote Atalarico, sorretto dalla figlia Amalasunta. I due continuano a seguire i precetti del padre di collaborazione con i romani, che tuttavia cadranno nel vuoto con l’ascesa di Teodato, figlio della sorella di Teoderico, e l’inizio della guerra greco gotica che porterà Giustiniano a riconquistare l’Italia, ma con un bilancio salatissimo.


Bibliografia in pillole:
  • J. MOORHEAD 1992: Theodoric in Italy, Oxford Claredon Press.
  • G. OSTROGORSKY 1968: Storia dell’impero bizantino, Torino, Einaudi.
  • P.F. PORENA 2012a: L’insediamento degli Ostrogoti in Italia, Roma, L’Erma di Bretschneider, Saggi di Storia Antica, 33.
  • B. SAITTA 1999: La «civilitas» di Teoderico: rigore amministrativo, «tolleranza» religiosa e recupero dell’antico nell’Italia ostrogota, Roma, L’Erma di Bretschneider.



 

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