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Massimino Daia nacque il 20 novembre del 270 o 285 nell’Illirico; era nipote di Galerio, cosa che gli garantì fin da piccolo un accesso privilegiato alla porpora. Proprio grazie allo zio fece una straordinaria carriera, passando da protector a tribunus militaris, fino a diventare Cesare di Galerio il 1 maggio del 305.

Massimino Daia

Massimino era certo di subentrare allo zio come Cesare e fu molto scontento quando alla conferenza di Carnuntum del 308 (che serviva a chiarire la posizione di Massenzio e Costantino dopo la morte di Flavio Severo, nel 307) Galerio, insieme a Diocleziano, che si era presentato per l’occasione, venne stabilito che un suo amico d’armi, tale Licinio, sarebbe stato Augusto e non Massimino.

Galerio, forse per calmare Daia, diede a lui e Costantino il titolo di filius augustorum (figlio degli Augusti). Ma Massimino non ci stava e si fece proclamare Augusto dall’esercito, costringendo Galerio ad accettare il fatto compiuto, il 1 maggio 310; di fatto la tetrarchia non esisteva più (ancora meno dopo la vittoria, due anni dopo, di Costantino su Massenzio).

Daia e lo zio non vennero però alle armi, potendosi dedicare invece alla sua più grande passione, che condivideva proprio con Galerio: la persecuzione dei cristiani. Già tra il 307 e 309 si diede a una ferocissima persecuzione contro chi si rifiutava di sacrificare agli dei. Ma non solo, cercò di copiare l’organizzazione e la gerarchia della Chiesa, in cui vedeva un punto di forza, per replicarla nel mondo pagano.

Galerio

Con la morte di Galerio, nel 311, ebbe poi il controllo totale dell’oriente; ma probabilmente la vittoria di Costantino a Ponte Milvio fu una battuta d’arresto per i suoi progetti di persecuzione, già in parte frenati dall’editto di Serdica di Galerio, in cui faceva terminare le persecuzioni.

Convinto a prendersi il potere assoluto, Daia si scontrò anche con Licinio (che nel febbraio del 313 aveva promosso un editto di tolleranza con Costantino), che lo sconfisse il 1 maggio 313 a Campus Serenus (Tzirallum); non si diede però per sconfitto e scappò travestito da schiavo. Nascosto tra i monti, morirà tra il 23 luglio e 13 settembre, forse di peste, forse suicida, ormai ridotto in fin di vita dagli stenti o forse anche dalla peste. Il corpo sarebbe stato poi portato a Tarso e avrebbe subito la damnatio memoriae.

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