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Numa Pompilio fu il secondo re di Roma, dal 715 al 673 a. C., succedendo a Romolo su scelta del senato dopo un anno d’interregno; era figlio del sabino Pompone e marito di Tazia, figlia di Tito Tazio.

I romani gli attribuivano la maggior parte delle istituzioni religiose dell’Urbe. Avrebbe anche fissato le norme del diritto sacro e il calendario, distinguendo i giorni in fasti e nefasti, aggiungendo due mesi (gennaio e febbraio) ai dieci istituiti da Romolo:

« E divise l’anno in dodici mesi seguendo prima di tutto il ciclo della Luna; e poiché la Luna non lo completa con i singoli mesi di trenta giorni, ma avanzano sei giorni per un anno intero che completi il ciclo dei solstizi, stabilì di interporre mesi intercalari in modo che nel giro di 19 anni i giorni, tornando alla stessa posizione del sole dal quale erano partiti, collimassero in pieno con gli anni. Distinse poi i giorni in fasti e nefasti, perché in certi giorni non si dovessero prendere decisioni pubbliche. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I)

Numa Pompilio e la ninfa Egeria

Scelta di un re

Dopo la morte di Romolo ci furono tensioni fra i senatori romani che proponevano il senatore Proculo ed i senatori sabini che invece parteggiavano per il senatore Velesio. Si giunse infine ad un accordo secondo cui i senatori romani avrebbero proposto un sabino e viceversa. I romani proposero Numa Pompilio, appartenente alla Gens Pompilia, che abitava nella città sabina di Cures ed era sposato con Tazia, l’unica figlia di Tito Tazio.

Inoltre secondo la tradizione romana Numa sarebbe nato nello stesso giorno in cui Romolo fondò Roma. Numa era famoso per la sua rettitudine e la sua esperienza in leggi divine, tanto da meritare l’appellativo di Pius. I sabini avrebbero dunque accettato, rinunciando a proporre un altro nome.

Furono dunque inviati a Cures Proculo e Velesio per offrirgli il regno. Inizialmente contrario ad accettare la proposta dei senatori, Numa acconsentì solo dopo aver preso gli auspici degli dei, che gli si dimostrarono favorevoli.

Riformatore religioso

Diventato re nominò, oltre al sacerdote di Giove e a quello di Marte, un terzo sacerdote dedicato al culto del dio Quirino. I tre sacerdoti furono poi uniti in un unico collegio sacerdotale, quello dei flamini. Secondo la tradizione è da attribuire a lui anche il collegio sacerdotale dei pontefici, presieduto dal pontefice massimo, ricoprendo per primo la carica.

I romani tramandavano che l’origine di questa lunga serie di riforme religiose (Plutarco, vita di Numa, IV, 2-3) fosse da attribuire alla ninfa Egeria, con cui il re avrebbe passeggiato nei boschi dopo la morte della moglie e con cui si sarebbe perfino sposato.

Anche le vestali e altri collegi sacerdotali sono attribuiti a lui, come i feziali (guardiani della pace) e i salii, che separavano il periodo di pace da quello della guerra (da marzo a ottobre). Inoltre proibì di venerare immagini divine che avessero una forma umana e animale.  Infine, avrebbe fatto costruire anche il tempio di Vesta e quello di Giano.




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