Privacy Policy Spionaggio nell’Antica Roma – Dai frumentarii agli agentes in rebus | STORIE ROMANE

Fin dai tempi della repubblica l’esercito romano prevedeva alcune figure escluse dai lavori più gravosi delle legioni, i cosiddetti immunes. Tra questi c’erano alcuni addetti inizialmente all’approvvigionamento dell’esercito, i frumentarii, dipendenti da un centurione o prefetto dei frumentarii. Questi reparti vennero stabilizzati da Augusto e poi da Domiziano, che li raccolse nei Castra Peregrina a Roma, dove c’erano anche gli speculatores.

«I primi imperatori, per avere le più rapide informazioni circa i movimenti del nemico in ogni territorio, le sedizioni o incidenti imprevisti nelle singole città, e le azioni dei governatori e degli altri funzionari in tutte le parti dell’Impero, e anche per che coloro che trasportavano il tributo annuale potessero farlo senza pericolo o ritardo, avevano istituito un servizio rapido di corrieri pubblici.»

Procopio, storia segreta, xxx

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Il Principato

Augusto infatti oltre a dare una certa stabilità all’esercito romano aveva attribuito a speculatores e frumentarii (originariamente addetti rispettivamente a esplorare il territorio nemico e rifornire l’esercito di cibo), o perlomeno ad alcuni di loro, il compito di raccogliere informazioni di spionaggio per l’imperatore. Tuttavia è con certezza solo a partire da Adriano che i frumentarii acquisirono un ruolo di spionaggio. Gli speculatores cercavano informazioni nell’impero, mentre i frumentarii operavano spesso in Italia e a Roma, controllando la sicurezza dell’imperatore.

Frumentarii e speculatores erano stati accasermati probabilmente da Domiziano (che per primo agevolò l’uso di frumentarii come spie) nella caserma dei Castra Peregrina, sul Celio, i cui resti sono stati trovati presso la Basilica di Santo Stefano Rotondo. C’era al suo interno anche un tempio dedicato a Iuppiter Redux (Giove Reduce) e anche un mitreo: ci sono infatti segni di continui rifacimenti tra il II e IV secolo. Recentemente, nel 2016, durante la costruzione della Metro C è stato rinvenuto un grande accampamento della prima metà del II secolo d.C. nella stazione Amba Aradam-Ipponio (alcune centinaia di metri a sud-est rispetto all’accampamento del Celio), forse utilizzato anche da questi reparti.

L’idea era dunque quella di raccogliere informazioni e cercare di dissuadere i nemici dal combattere Roma ancora prima di inviare contro di loro le legioni.

«Che nessuno osi provocare né attaccare chi riconosce come il più forte in battaglia. Nessuno, infatti, osa sfidare in battaglia o recare un’offesa a quel regno e a quel popolo che sa essere armato e pronto a resistere e a vendicarsi di ogni attacco. Quindi, chi aspira alla pace, si prepari alla guerra

Vegezio, epitoma rei militaris, III, 8, 31

In ogni caso i frumentarii erano in grado di assolvere anche a funzioni di polizia militare, come quello di guardia alle prigioni, controllo dei campi di lavoro delle miniere, ma anche spie, esattori, vigilanti, una sorta dunque di longa manus dell’imperatore. Sebbene inquadrati comunque nelle loro legioni di appartenenza, i frumentarii sotto il controllo del principe erano slegati dalla catena di comando tradizionale e facevano riferimento direttamente all’imperatore, che li aveva inquadrati in un numerus frumentariorum e venivano comandati da un centurione che prendeva il nome di princeps peregrinorum, da cui il nome di Castra Peregrina.

Agentes in rebus

Tuttavia il potere quasi illimitato che avevano i frumentari di acquisire informazioni e di requisire beni (con l’introduzione dell’annona militare, stabilizzatasi nel III secolo, queste divennero la norma), li resero particolarmente odiosi alla popolazione. Quando Diocleziano decise di riformare lo Stato e di creare la tetrarchia istituì una nuova figura di funzionari preposti alle medesime funzione, gli agentes in rebus, sotto il controllo del magister officiorum (infatti in greco venivano chiamati magistrianoi); tuttavia è bene precisare che il nome di agens in rebus appare per la prima volta nel 319, all’epoca di Costantino..

Gli agentes erano raccolti in un’accademia di palazzo, una schola, e il loro servizio era considerato una militia (ossia un servizio allo Stato). Erano divisi in cinque categorie ed erano tratti dagli ufficiali della cavalleria: equites, circitores, biarchi, centenarii, ducenarii. Ce n’erano due per provincia nel 357, saliti a tre nel 395 e infine quattro dopo il 412. Alla fine del loro servizio erano generalmente promossi al grado di officii princeps delle prefetture pretorie, ossia capoufficio dei prefetti al pretorio, che nella riforma di Diocleziano erano dei grandi amministratori burocratici e giudiziari. Stando al Codice di Giustiano essi godevano altresì dell’immunità giudiziaria civile e penale, se non diversamente disposto dal magister officiorum.

Addetti a varie mansioni nel cursus publicus e aventi il ruolo di portare informazioni, alcuni di loro erano detti curiosi e svolgevano il ruolo di ispettori, in pratica dei veri e propri agenti segreti. Non ci volle molto che anche loro finirono per essere detestati, tanto che Libanio li definiva “pastori che avevano aderito al branco di lupi”. Stando alle fonti gli agentes toccarono la cifra di 1.248 sotto Leone I (457-474); sopravvissero all’impero bizantino, perlomeno fino al VII secolo, quando vengono menzionati per l’ultima volta in una cronaca di Teofane il Confessore, secondo il quale il magistrianos Paolo era stato inviato in un’ambasceria nel 678. In occidente al tempo di Odoacre e poi degli Ostrogoti continuarono a svolgere il loro lavoro, ma il monarca goto gli affiancò dei goti, i saiones.

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