Privacy Policy Augusto | STORIE ROMANE

La decimazione – la più terribile pena militare romana

La decimazione – la più terribile pena militare romana

«Presso i Romani, le leggi puniscono con la morte non solo la diserzione, ma anche alcune piccole mancanze e, ancor più delle leggi, incutono paura i comandanti; essi, però, distribuendo anche ricompense ai valorosi evitano di apparire spietati da parte di chi viene punito.» (Giuseppe Flavio, guerra giudaica, III, 5.7.103)

La battaglia di Azio e la nascita del Principato

La battaglia di Azio e la nascita del Principato

«I soldati di Antonio, anche una volta privati del loro capo, si ostinarono a combattere a lungo da valorosi e, disperando della vittoria, si lottava ormai per la morte. Ottaviano Cesare, desideroso di accattivarsi con le parole chi poteva togliere di mezzo col ferro, gridando in continuazione e mostrando che Antonio era fuggito chiedeva per chi e con chi combattessero. Ma quelli, avendo combattuto a lungo con un comandante assente, abbassate sommessi le armi cedettero la vittoria, e Ottaviano Cesare promise vita e perdono ancor prima che pensassero ad implorarli; fu evidente che i soldati fecero la parte di un valorosissimo comandante, i il comandante quella di un codardissimo soldato, al punto che potresti domandarti se avrebbe moderato la vittoria a suo piacimento o ad arbitrio di Cleopatra poichè si volse in fuga dietro una decisione di lei.» (Velleio Patercolo, Storia Romana II, 85)

Le coorti pretoriane – La guardia dell’imperatore

Le coorti pretoriane – La guardia dell’imperatore

L’uso di coorti scelte di pretoriani divenne sempre più diffuso nella tarda repubblica, finché Augusto regolamentò il corpo, stabilendo che avesse 9 coorti, ognuna comandata da un tribuno. A capo c’erano due prefetti al pretorio tratti dall’ordine equestre. Tiberio decise poi di prendere le 9 coorti, sparse in varie città d’Italia, e stabilirle nei castra praetoria. In suo onore i pretoriani ottennero anche come simbolo lo scorpione, segno zodiacale dell’impero.

Più fortunato di Augusto, migliore di Traiano

Più fortunato di Augusto, migliore di Traiano

L’optimus princeps fu talmente importante per la storia di Roma e gradito dai suoi contemporanei che ai suoi successori sarà augurato di essere “felicior Augusto, melior Traiano”, ossia “più fortunato di Augusto e migliore di Traiano”.

Il passaggio dalla repubblica all’impero

Il passaggio dalla repubblica all’impero

«Sebbene il popolo gli offrisse con grande insistenza la dittatura, egli, piegato in ginocchio, tiratasi giù dalle spalle la toga e denudatosi il petto, supplicò di non addossargliela. Respinse sempre con orrore, come un insulto infamante, l’appellativo di padrone. Una volta, mentre egli assisteva allo spettacolo, poiché in un mimo era stata recitata l’espressione: O giusto e buon padrone! tutti quanti, come se fossero pienamente d’accordo che il verso si riferisse a lui, applaudirono esultanti; Augusto prima frenò quelle indecorose adulazioni con la mano e con il volto, poi, l’indomani, le redarguì con un durissimo comunicato. Da allora non tollerò di essere chiamato padrone nemmeno dai suoi figli o nipoti, né sul serio né per gioco, e vietò simili piaggerìe anche tra loro stessi.»

Germanico, il vendicatore di Roma

Germanico, il vendicatore di Roma

«Nell’allocuzione, Cesare espresse i suoi elogi ai vincitori; poi, eresse un trofeo d’armi con una iscrizione superba: «Debellati i popoli tra il Reno e l’Elba, l’esercito di Tiberio Cesare ha consacrato questo monumento a Giove, a Marte e ad Augusto». Di sé nulla aggiunse, per timore dell’invidia e perché riteneva bastasse la coscienza di ciò che aveva fatto. » (TACITO, ANNALI, II, 20-22)

Germanico, il vendicatore di Teutoburgo

Germanico, il vendicatore di Teutoburgo

«Nell’allocuzione, Cesare Germanico espresse i suoi elogi ai vincitori; poi, eresse un trofeo d’armi con una iscrizione superba: «Debellati i popoli tra il Reno e l’Elba, l’esercito di Tiberio Cesare ha consacrato questo monumento a Giove, a Marte e ad Augusto». Di sé nulla aggiunse, per timore dell’invidia e perché riteneva bastasse la coscienza di ciò che aveva fatto. Sùbito dopo affidò a Stertinio la campagna contro gli Angrivari, a meno che non si affrettassero ad arrendersi; e quelli supplici nulla ricusarono e ottennero il perdono.» (TACITO, ANNALI, II, 20-22)

Gli ausiliari nell’esercito romano

Gli ausiliari nell’esercito romano

Alla fine dell’epoca repubblicana i romani facevano affidamento su truppe non regolari fornite da moltissimi regni clienti, specialmente in oriente; Pompeo ad esempio poteva vantare numerose amicizie grazie alle quali poté arruolare numerosi soldati per combattere Cesare. Augusto stabilizzò molti di questi reparti, inquadrandoli negli auxilia, divisi in coorti e alae ausiliarie, ma fu solo Claudio a regolamentare il percorso di carriera per gli ufficiali romani (cavalieri) che le comandavano.

Il legionario del Principato

Il legionario del Principato

«I #romani hanno questo grande impero come premio del loro valore, non come dono della fortuna. Non è infatti la guerra che li inizia alle armi e neppure solo nel momento dei bisogno che essi la conducono […], al contrario vivono quasi fossero nati con le armi in mano, poiché non interrompono mai l’addestramento, né stanno ad attendere di essere attaccati […] Non si sbaglierebbe chi chiamasse le loro manovre, battaglie senza spargimento di sangue e le loro battaglie esercitazioni sanguinarie.»
(Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 5.1.71-75)

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