Privacy Policy repubblica | STORIE ROMANE

Publio Clodio Pulcro e lo scandalo della Bona Dea

Publio Clodio Pulcro e lo scandalo della Bona Dea

«Publio Clodio, figlio di Appio, è stato colto in casa di Gaio Cesare mentre si compiva il sacrificio rituale per il popolo, in abito da donna, ed è riuscito a fuggire via solo per l’aiuto di una servetta; grave scandalo; sono sicuro che anche tu ne sarai indignato.» (Cicerone, Lettere ad Attico, I, 12,3)

L’Italia romana – la prima Unità della storia

L’Italia romana – la prima Unità della storia

«In tutta Italia Tiberio dispose qua e là distaccamenti militari più numerosi di prima. A Roma costituì una caserma in cui venissero alloggiate le coorti pretoriane, che fino a quel momento non avevano sede fissa ed erano sparse qua e là in diversi alloggiamenti.» (SVETONIO, TIBERIO, 37)

Le assemblee romane – i comizi e il senato

Le assemblee romane – i comizi e il senato

«Quando si esprime un voto secondo le stirpi degli uomini, si hanno i comizi “curiati”; quando [si vota] secondo il censo e l’età, [si hanno i comizi] “centuriati”; quando [si vota] secondo la regioni e i luoghi, [si hanno i comizi] “tributi”» (Aulo Gellio, Noctes Atticae XV, 27, 5)

La popolazione romana era divisa in classi censitarie. La prima classe doveva garantire un patrimonio pari a 100.000 assi, la seconda di 75.000, la terza di 50.000, la quarta di 25.000, la quinta di 12.500. Si continuava poi con i proletarii o capite censi. Nei comizi ogni classe venne divisa in centurie per un totale finale di 193, di cui la prima classe forniva 80 centurie di fanti e 18 erano di cavalieri: ciò significava che i più ricchi decidevano sempre le sorti dell’assemblea, dato anche il fatto che la votazione andava per ordine di classe.

La leggenda degli Orazi e i Curiazi

La leggenda degli Orazi e i Curiazi

“Ormai pareggiate le sorti, ne rimanevano in vita uno per parte, ma ben diversi per animo e per forze: l’uno spingevano baldanzoso al terzo duello il corpo non tocco dal ferro e la duplice vittoria; l’altro trascinando il corpo stanco per le ferite e per la corsa, già vinto dalla precedente strage dei fratelli, si offre ai colpi del nemico vincitore. Non fu vera lotta: il Romano imbaldanzito disse:
«Due ne ho offerti ai Mani dei fratelli; il terzo lo offrirò alla causa di questa guerra, affinché i Romani comandino sugli Albani».
Fattosi sopra l’avversario, che a stento reggeva le armi, gli piantò la spada nella gola, e ne spogliò il cadavere.” (Tito Livio, Ab Urbe Condita I, 25)

La decimazione – la più terribile pena militare romana

La decimazione – la più terribile pena militare romana

«Presso i Romani, le leggi puniscono con la morte non solo la diserzione, ma anche alcune piccole mancanze e, ancor più delle leggi, incutono paura i comandanti; essi, però, distribuendo anche ricompense ai valorosi evitano di apparire spietati da parte di chi viene punito.» (Giuseppe Flavio, guerra giudaica, III, 5.7.103)

La battaglia di Azio e la nascita del Principato

La battaglia di Azio e la nascita del Principato

«I soldati di Antonio, anche una volta privati del loro capo, si ostinarono a combattere a lungo da valorosi e, disperando della vittoria, si lottava ormai per la morte. Ottaviano Cesare, desideroso di accattivarsi con le parole chi poteva togliere di mezzo col ferro, gridando in continuazione e mostrando che Antonio era fuggito chiedeva per chi e con chi combattessero. Ma quelli, avendo combattuto a lungo con un comandante assente, abbassate sommessi le armi cedettero la vittoria, e Ottaviano Cesare promise vita e perdono ancor prima che pensassero ad implorarli; fu evidente che i soldati fecero la parte di un valorosissimo comandante, i il comandante quella di un codardissimo soldato, al punto che potresti domandarti se avrebbe moderato la vittoria a suo piacimento o ad arbitrio di Cleopatra poichè si volse in fuga dietro una decisione di lei.» (Velleio Patercolo, Storia Romana II, 85)

Il passaggio dalla repubblica all’impero

Il passaggio dalla repubblica all’impero

«Sebbene il popolo gli offrisse con grande insistenza la dittatura, egli, piegato in ginocchio, tiratasi giù dalle spalle la toga e denudatosi il petto, supplicò di non addossargliela. Respinse sempre con orrore, come un insulto infamante, l’appellativo di padrone. Una volta, mentre egli assisteva allo spettacolo, poiché in un mimo era stata recitata l’espressione: O giusto e buon padrone! tutti quanti, come se fossero pienamente d’accordo che il verso si riferisse a lui, applaudirono esultanti; Augusto prima frenò quelle indecorose adulazioni con la mano e con il volto, poi, l’indomani, le redarguì con un durissimo comunicato. Da allora non tollerò di essere chiamato padrone nemmeno dai suoi figli o nipoti, né sul serio né per gioco, e vietò simili piaggerìe anche tra loro stessi.»

Gli ultimi dittatori della res publica

Gli ultimi dittatori della res publica

Sul finire della repubblica le crescenti difficoltà a conciliare l’espansione romana e l’accentramento di ricchezze in mano a pochi cercò di essere limitata da Tiberio Gracco, ma infine prevalse la linea di Gaio Mario di arruolare tutti i proletari, fornendo loro armi, equipaggiamento e stipendio. Legati ai comandanti più che alla repubblica, sorsero le prime lotte civili. Silla si fece nominare dittatore a vita per riformarla, poi accadde a Cesare, ma venne ucciso. Infine Ottaviano decise di formare il principato, una collaborazione tra senato e principe, mantenendo formalmente intatta la repubblica, ma di fatto accentrando in sè il potere. Infine, per apparire come un restauratore, rifiutò e abolì la dittatura.

Cincinnato – il dittatore e il cittadino romano

Cincinnato – il dittatore e il cittadino romano

«Durante il seguente anno, a causa del blocco di un esercito romano sul monte Algido a circa dodici miglia dalla città, Lucio Quinzio Cincinnato, che possedeva soltanto quattro acri di terra e lo coltivava con le proprie mani, venne nominato dittatore. Egli trovandosi al lavoro impegnato nell’aratura, si deterse il sudore, indossò la toga praetexta, accettò la carica, sconfisse i nemici e liberò l’esercito.» (EUTROPIO, BREVIARIUM AB URBE CONDITA LIB. I,17)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: