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L’incontro tra Scipione e Annibale a Zama

L’incontro tra Scipione e Annibale a Zama

«Come tu, o Annibale, sai benissimo, non furono i Romani a dar inizio alla guerra per la Sicilia e la Spagna, bensì i Cartaginesi! Anche gli dèi lo attestano, avendo concesso la vittoria non a coloro che hanno dato inizio alle ostilità, ma a chi ha combattuto per difendersi. Io considero più di ogni altro il mutare della fortuna e tengo conto per quanto è possibile della condizione umana. Se prima che i Romani passassero in Africa tu ti fossi spontaneamente allontanato dall’Italia avendo offerto queste condizioni di pace, le tue richieste sarebbero state senz’altro soddisfatte! Ma tu te ne sei andato dall’Italia contro tua volontà, mentre noi, passati in Africa, siamo vincitori sul campo (cioè, le cose sono davvero mutate!).»

Discorso di #Scipione ad #Annibale il giorno prima di Zama (#Polibio, Storie, XV, 6)

Quando Scipione salvò la vita al padre

Quando Scipione salvò la vita al padre

Il ragazzo si distinse già diciassettenne durante la battaglia del Ticino: nel 218 a.C. avvenne il primo contatto tra le truppe di Annibale scese dalle Alpi e l’esercito romano. La prima battaglia della seconda guerra punica si trasformò in un disastro per i romani, come per molti anni a venire. Il padre, l’omonimo Publio Cornelio Scipione, era il console in carica e guidava l’esercito romano contro Annibale: finito completamente accerchiato dalla cavalleria numida del cartaginese, venne salvato miracolosamente dal giovane figlio che si gettò nella mischia da solo, riuscendolo a portare in salvo.

Gli ultimi anni di Annibale Barca

Gli ultimi anni di Annibale Barca

Antioco III era propenso a consegnare Annibale ai romani e per questo il cartaginese fuggì a Creta, poi di lì presso il re di Bitinia Prusia. Accadde però che Tito Quinzio Flaminino, il vincitore di Cinocefale, venisse a sapere casualmente dove si trovasse il cartaginese e ottenuto l’appoggio del senato organizzasse una spedizione per catturarlo. Annibale, vistosi perduto, decise di suicidarsi poco prima dell’arrivo dei romani, in quello stesso 183 a.C. in cui morì il suo rivale Scipione.

Scipione Africano: dall’apogeo al declino

Scipione Africano: dall’apogeo al declino

Finita la guerra annibalica con la vittoria di Zama, Scipione nel 199 diventò censore, princeps senatus e di nuovo console nel 194. Insolitamente per l’epoca si ritirò a vita privata, ma nel 190 accettò di andare come legato del fratello Lucio e Gaio Lelio, entrambi consoli, in Grecia, ad affrontare Antioco III, re dei Seleucidi. Dopo la vittoria a Magnesia del fratello Scipione Asiatico si ritirò a vita privata, rispedendo indietro le accuse mosse da Catone il Censore che lo accusava di peculato in seguito alla pace di Apamea. Sarebbe morto a Literno, dove la sua tomba lanciava una pesante invettiva allo stato romano, che non gli era stato riconoscente:

«Ingrata patria, ne ossa quidem mea habes»
«Patria ingrata, non avrai mai le mia ossia»

VALERIO MASSIMO, V, 3, 2

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