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«Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli dove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi.»

(Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5)

L’imperatore Adriano (117-38) si fece costruire, a partire dal 118, un’enorme villa 28 km a est di Roma, nei pressi di Tivoli, nota come Villa Adriana, e completata solo nei suoi ultimi anni di principato. Adriano stesso non potè abitarci stabilmente prima del 134, alla fine dei suoi lunghi viaggi che caratterizzeranno il suo principato.

La villa fu la più grande mai realizzata nell’Antica Roma. Aurelio Vittore narra che «sull’esempio delle legioni dell’esercito, aveva riunito in coorti operai, scalpellini, architetti e tutti i tipi di lavoratori specializzati per la costruzione e la decorazione delle mura» (Epit. de Caes. 14, 5). D’altra parte l’imperatore aveva viaggiato in lungo e in largo anche per ripristinare l’antica disciplina militare, come sottolinea l’Historia Augusta.

Il Canòpo

Architettonicamente la villa rappresentava le più moderne concezioni dell’epoca, prese dai lavori di Apollodoro di Damasco, autore della Colonna Traiana e del Pantheon, con un uso spinto di cupole, tanto da far dire al famoso architetto che Adriano aveva una passione per le zucche. Oltre a questo si fece un grande uso di marmi policromi e affreschi, denotando un lusso superiore alla media dei tempi.

Cassio Dione narra di forti screzi tra l’imperatore e l’architetto Apollodoro, che avrebbe partecipato alla costruzione della villa; quest’ultimo gli contestava le decisioni troppo ardite e l’uso eccessivo di cupole. Anzi, i diverbi sarebbero sfociati nella decisione di Adriano di eliminarlo. Tuttavia questo racconto, che è narrato dal solo Dione, appare agli storici moderni sostanzialmente privo di fondamento, non essendo corroborato da altre fonti, e inquadrabile più che altro in una narrazione di Adriano “antisenatoria”. D’altra parte l’imperatore non aveva avuto rapporti idilliaci con i padri coscritti: tra i suoi primi atti mise a morte alcuni consolari.

La villa aveva bisogno di un grande numero di schiavi per funzionare: per questo una rete di quasi 5 km di cunicoli scorre al di sotto, permetteva alla servitù di svolgere i suoi compiti; gli schiavi avevano poi stanze alte fino a 12 metri dove riposavano, separati dalla villa principale e più in basso. Ma nonostante questo sono state rinvenute tombe di schiavi lungo il perimetro della struttura, come quella di Germana, balia di Adriano, denotando dunque una considerazione per la condizione schiavile superiore a quanto ci si aspetterebbe (d’altra parte Adriano aveva anche abolito la possibilità di condannare a morte uno schiavo se non attraverso un processo pubblico).

La schiavitù è una condizione ricorrente nel mondo umano: a Bologna venne abolita nel ‘200, nell’impero britannico nel 1833, negli Stati Uniti nel 1863. Quello che differisce sono i numeri di questo fenomeno: Strabone riferisce che a Delo si vendessero 10.000 schiavi al giorni (Geografia, 14,5,2).

Tra le strutture principali della villa c’è il Palazzo, il Pecile, una ricostruzione della Stoà Pecile nell’agorà di Atene (città che Adriano amava moltissimo); era una piazza colonnata quadrangolare, circondata da un portico. Altra struttura importante era il Canòpo, un’enorme vasca che rievocava un braccio del Nilo col suo delta, che congiungeva la città di Canopo con Alessandria. Ai suoi lati erano presenti numerose statue.

Il Teatro marittimo

La Piazza d’Oro e la Casa Colonica erano un altro importante edificio; c’era poi il Teatro marittimo, una struttura circolare con un portico che si affaccia su un canale, un luogo dove probabilmente Adriano si raccoglieva in solitudine. Non mancavano delle terme, l’Antinoeion, un luogo di culto dedicato ad Antinoo, morto annegato nel Nilo, la Sala dei Filosofi (intermedia tra il Pecile e il Teatro Marittimo), la Terrazza e Padiglione di Tempe (una valle della Tessaglia), gli Hospitalia (dove riposavano i soldati), il teatro greco e l’Accademia.

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