Privacy Policy La fine di Odoacre | STORIE ROMANE

Nel 489 l’imperatore d’oriente Zenone decise di inviare in Italia Teoderico, re ostrogoto di stirpe Amala, la cui presenza a Costantinopoli si era fatta ingombrante. Era anche un modo per mettere i barbari gli uni contro gli altri e di non rendere legittimo il possesso dell’Italia e di tutte le altre terre in occidente da parte dei barbari. Il primo scontro tra i goti e Odoacre avvenne tra il 27 e 28 ottobre del 489 a Verona. L’armata del re Amalo era giunta infine in Italia, al fiume Isonzo, non lontano da Aquileia, il 28 agosto, e Odoacre aveva deciso di ritirarsi a favore della più difendibile Verona. Era infatti il punto di incontro delle importantissime vie Claudia Augusta, Gallica e Posthumia, nonché uno dei più importanti centri tardoantichi, fortificato pesantemente a partire da Gallieno.

Narra Ennodio come il re Amalo non abbia avuto paura la notte prima della battaglia e abbia chiesto i migliori vestiti per essere il più riconoscibile possibile sul campo; lo scontro fu durissimo ma alla fine i goti ebbero la meglio. Ennodio aggiunge perfino, sconsolato, che 18 anni dopo delle mandrie stavano distruggendo le tracce della battaglia, dove ancora si potevano trovare ossa. Odoacre fu costretto a ritirarsi a Ravenna, mentre Teoderico attaccava a Milano il magister militum Tufa, nominato da Odoacre il 1 aprile. L’arrivo del re ostrogoto vide la resa di Tufa e l’acquisizione delle sue truppe (oltre che di Milano e Pavia), che decise subito di inviare subito contro Odoacre. Ma quando quest’ultimo gli si fece incontro, Tufa, che assediava Faenza, con un voltagabbana ritornò dalla sua parte.

Odoacre decise allora di nominare suo figlio Thela Cesare. Di lì a poco Tufa cambiò nuovamente idea, prendendo le parti di Fredericus, il figlio del re rugio catturato da Odoacre e cercando di ritagliarsi il loro spazio di potere; entrambi furono battuti nel 493 tra Trento e Verona e probabilmente uccisi entrambi, mentre i rugi quasi sicuramente entrarono a far parte del regno ostrogoto, insediati a Pavia o nei pressi. Teoderico invece era sotto assedio a Milano, quando un certo numero di visigoti giunse in suo aiuto; nel frattempo i vandali smisero di attaccare la Sicilia e i burgundi, guidati dal loro re ed ex magister militum dell’imperatore Antemio Gundobado, si diedero al saccheggio in Liguria, catturando 6.000 prigionieri.

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Fine di un usurpatore

Nell’estate del 490 Odoacre giunse con l’esercito sul fiume Adda, dove avvenne un nuovo scontro con gli ostrogoti, la terza battaglia da quando il re Amalo era giunto in Italia. Fu una completa vittoria per Teoderico e nello scontro morì anche l’importantissimo comes domesticorum Pierius, stretto collaboratore di Odoacre. Quest’ultimo si ritirò di nuovo a Ravenna, stavolta inseguito dal re ostrogoto, che mise sotto assedio la città, dal lato della foresta Pineta, proprio dove Odoacre nel 476 aveva assassinato Paolo, fratello di Oreste.  Nonostante Teoderico fosse in una posizione di netto vantaggio Odoacre era riparato dalla città, difficilissima da prendere, situata tra mare e paludi; all’epoca era quasi come un’isola.

La notte tra il 9 e 10 luglio del 491 Odoacre avanzò verso l’accampamento di Teoderico con un gruppo di eruli, ma venne respinto e fu costretto a ritirarsi dentro le mura; venne anche ucciso il magister militum Libila, che aveva sostituito Tufa. Il 29 agosto 492 Teoderico prese, attaccando dal porto, Rimini, stringendo la morsa su Odoacre. Ormai Ravenna era alla fame e il vescovo Giovanni decise di fare da intermediario per un accordo: i due re si misero d’accordo per spartire ugualmente il potere, un accordo che favoriva molto più Odoacre che non il re ostrogoto. Non si conoscono i dettagli e appare difficile capire come i due poteri potessero conciliarsi e come Thela, nominato Cesare, agisse nei confronti dell’imperatore d’oriente, che aveva ormai rinnegato il potere di Odoacre.

In quello stesso periodo era anche salito al trono pontificio papa Gelasio, il 1 marzo 492; il vescovo di Ravenna Giovanni aveva dovuto farsi carico quindi di una serie di incombenze ecclesiastiche e politiche, facendo da mediatore tra i due re. Il 5 marzo 493 Giovanni aprì le porte della città e i goti fecero il loro ingresso a Ravenna. Il 15 Teoderico e Odoacre si incontrarono in un banchetto, organizzato dal goto, il quale lo uccise a tradimento. Pare che in punto di morte abbia esclamato: “dov’è Dio?” e che l’amalo abbia risposto “questo è per quello che mi hai fatto”, forse un riferimento all’assassinio di alcuni suoi parenti della famiglia reale rugia da parte di Odoacre. L’episodio confermerebbe dunque una connessione tra i re rugi e i re ostrogoti. Non solo, Teoderico fece uccidere molti dei soldati di Odoacre, insieme alle loro famiglie; il fratello del re Onoulfo fu trovato in una chiesa e ucciso, la moglie Sunigilda catturata e lasciata a morire di fame, il figlio Thela fuggì in Gallia, ma provò a tornare in Italia e venne ucciso.

Che si sia trattato di una vera e propria purga o di un atto di rivalsa è difficile dirlo. Sindualdo, che combatté i goti sotto Narsete durante la guerra greco-gotica, sosteneva di essere un discendente degli eruli portati in Italia da Odoacre. D’altra parte, è anche possibile che Teoderico abbia agito per difesa personale; Giordane, per esempio, parla di atteggiamento “sospetto” da parte di Odoacre. Anche altri autori sostengono di un atteggiamento non proprio chiaro da parte di Odoacre, che avrebbe costretto Teoderico a prendere l’iniziativa, ma è anche vero che queste fonti sono tendenzialmente di parte e che nessuno si premurò più di difendere il re Amalo, il che lascerebbe pensare che effettivamente fosse più colpevole che innocente.

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