Privacy Policy princeps | STORIE ROMANE

Il passaggio dalla repubblica all’impero

Il passaggio dalla repubblica all’impero

«Sebbene il popolo gli offrisse con grande insistenza la dittatura, egli, piegato in ginocchio, tiratasi giù dalle spalle la toga e denudatosi il petto, supplicò di non addossargliela. Respinse sempre con orrore, come un insulto infamante, l’appellativo di padrone. Una volta, mentre egli assisteva allo spettacolo, poiché in un mimo era stata recitata l’espressione: O giusto e buon padrone! tutti quanti, come se fossero pienamente d’accordo che il verso si riferisse a lui, applaudirono esultanti; Augusto prima frenò quelle indecorose adulazioni con la mano e con il volto, poi, l’indomani, le redarguì con un durissimo comunicato. Da allora non tollerò di essere chiamato padrone nemmeno dai suoi figli o nipoti, né sul serio né per gioco, e vietò simili piaggerìe anche tra loro stessi.»

Dal Principato al Dominato

Dal Principato al Dominato

A partire da Diocleziano viene introdotto il rito orientale della proskynesis, ossia della prostrazione di fronte l’imperatore, seguendo un ordo salutationis. L’adoratio dell’imperatore seguiva infatti un rituale preciso; anche ciò che lo circondava divenne sacro: l’assemblea il sacrum concistorum e la camera da letto il sacrum cubiculum, con un addetto che era tra i massimi ministri dell’impero tardoantico, il praepositus sacri cubiculi, primo funzionario nella Notitia Dignitatum dopo i prefetti al pretorio e i magistri militum.

Galba e l’invenzione del principio dell’adozione

Galba e l’invenzione del principio dell’adozione

Galba si scelse un successore, Lucio Calpurnio Pisone, scegliendolo in base alla migliore nascita e virtù, non le abilità, ignorando Otone, che i più volevano al suo posto, inaugurando un principio poi divenuto la norma nel II secolo d.C. Tuttavia l’estrema durezza con cui Galba perseguì la sua politica, rifiutando di dare un donativo ai soldati, come era ormai prassi e anzi punendo alcuni reparti a lui non fedeli, tipici più dell’ormai tramontato rigore repubblicano, condussero i soldati a ribellarsi e ad ucciderlo in un complotto orchestrato dallo stesso Otone. D’altra parte Galba gettava le basi per un nuovo principio di successione, basato più sulla scelta del migliore che non per discendenza o convenienza; metodo utopistico, ma che troverà realizzazione nei celebri cinque buoni imperatori, Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, tutti adottati dal predecessore. L’errore di Galba fu però di scegliere non la persona più adatta a governare e benvoluta dai soldati, come farà Nerva con Traiano, ma la persona migliore per nascita, poiché Pisone discendeva da Crasso e Pompeo, mentre la gens Sulpicia di Galba portava con sé anche la gens Lutatia per via parentale. Ma la nobiltà di nascita non era sufficiente a placare i pretoriani

L’eredità di Augusto

L’eredità di Augusto

Augusto decise come primo erede il nipote Marcello, figlio di sua sorella Ottavia, poi Agrippa, infine Gaio e Lucio Cesare, ma tutti morirono prima del tempo. Alla fine fu costretto a scegliere Tiberio, visto che l’altra scelta possibile, Agrippa Postumo, considerato un pazzo, era stato esiliato dall’imperatore.

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