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A differenza del fratello Tito e del padre Vespasiano, Domiziano non aveva esperienza militare e mai la ebbe, anche se comandò alcune spedizioni militari contro i germani e contro i daci, che non riportarono grossi successi. Pare che durante l’anno dei quattro imperatori si trovasse a Roma insieme allo zio Sabino, quando Vitellio, venuto a sapere dell’acclamazione di Vespasiano, cercò di catturarli.

Domiziano

I due Flavi aveva cercato rifugio sul Campidoglio, nel tempio di Giove Ottimo Massimo; i soldati di Vespasiano appiccarono un incendio e il tempio venne distrutto, e Sabino perse la vita. Domiziano invece, diciottenne (era nato il 24 ottobre del 51), trovò riparo in casa di un custode e scampò travestito da sacerdote di Iside:

«Durante la guerra contro Vitellio, si rifugiò sul Campidoglio con lo zio paterno Sabino e con una parte delle truppe presenti, ma, quando gli avversari fecero irruzione e il tempio andò in fiamme, egli si nascose e passò la notte in casa di un custode. La mattina seguente, travestito da sacerdote di Iside e intrufolato tra gli addetti ai riti di varie religioni, con un solo compagno si rifugiò al di là del Tevere presso la madre di un condiscepolo; e lì si tenne così ben nascosto che non potè essere scovato da coloro che lo cercavano seguendo le sue tracce. Uscì allo scoperto soltanto dopo la vittoria e, acclamato Cesare, assunse la carica di pretore urbano con potestà consolare, ma solo nominalmente: perché lasciò il potere effettivo al primo dei suoi colleghi.»

(Svetonio, Domiziano, 1)

All’arrivo di Antonio Primo, dopo la vittoria di Bedriaco, Domiziano venne dunque nominato pretore urbano con potestà consolare, in pratica faceva le veci dei consoli e quindi del padre.

Imperatore

“Alla morte del padre, a lungo rimase in dubbio se offrire ai soldati un donativo doppio e non esitò mai ad affermare che «era stato lasciato compartecipe dell’impero, ma che il testamento era stato modificato con la frode»”

(Svetonio, Domiziano, 2)

Domiziano andava ripetendo che nel testamento di Vespasiano sia lui che il fratello Tito erano designati come co-imperatori ma che quest’ultimo, abile calligrafo, lo avesse falsificato. Emblematico è anche Svetonio che narra di Tito, ormai prossimo alla morte, di non pentirsi di niente tranne di una cosa. Che fosse realmente il testamento falsificato e ci fosse Domiziano dietro la morte del fratello? O forse sapeva dell’indole di Domiziano e si pentiva di averlo lasciato in vita e non aver fatto nulla per impedirne la successione? O semplicemente rimpiangeva la regina Berenice, con cui aveva avuto una relazione durante la campagna giudaica ma che poi non aveva potuto proseguire? Probabilmente non lo sapremo mai.

Domiziano divenne imperatore nell’81 d.C., alla morte di Tito. Apprezzava decisamente le opere teatrali e gli spettacoli gladiatori, e il nuovo Colosseo sembrava fatto apposta per lui:

«Indiceva continuamente spettacoli splendidi e costosi, non solo nell’anfiteatro, ma anche nel circo, dove, oltre alle tradizionali corse di bighe e quadrighe, organizzò anche un doppio combattimento, di cavalieri e di fanti. Nell’anfiteatro diede un combattimento navale, e cacce e lotte di gladiatori anche di notte, alla luce delle fiaccole, e non solo combattimenti fra uomini, ma anche fra donne. Inoltre presenziava sempre agli spettacoli offerti dai questori che, dopo un periodo di sospensione, aveva ripristinati.»

(Svetonio, Domiziano, 4)

Campagne militari

Per mostrare di essere pari al fratello e al padre, entrambi valenti comandanti, Domiziano diede il via alla guerra contro i Catti, nell’area compresa tra il Reno e il Danubio, formando i nuovi Agri Decumates, che per due secoli sarebbero stati un saliente in area germanica, ricchi di forti. L’area sarà poi abbandonata nel tardo III secolo e vi si insedieranno gli alemanni. Inoltre Domiziano cercò di respingere i daci, che sconfinavano tra Pannonia e Moesia, senza tuttavia riuscire a riportare una vittoria decisiva (sarà solo Traiano a risolvere il problema, annettendo la provincia).

In ogni caso la vittoria in Germania, anche se non riportata da lui, gli valse un trionfo nell’83. Tuttavia in Germania si ribellerà Antonio Saturnino, governatore della Germania Superiore; la rivolta sarà domata, ma da allora verrà decretato che non potesse stazionare in forte più di una legione (motivo, secondo l’imperatore, della rivolta di Antonio, che disponeva anche dei fondi di due legioni).

«All’inizio aborriva a tal punto da ogni spargimento di sangue che, quando il padre era ancora lontano da Roma, ricordandosi il verso di Virgilio: Prima che l’empia gente si nutrisse di giovenchi uccisi, decise di promulgare un editto per vietare il sacrificio di buoi. Mai, finché fu semplice cittadino né, per lungo tempo, da imperatore, suscitò alcun sospetto di cupidigia o di avarizia.»

(Svetonio, Domiziano, 9)

Domiziano censore, padrone e Dio

Domiziano si dedicò anche al restauro di molte opere pubbliche e fu molto meno parsimonioso del padre, finendo per dover sottrarre molte proprietà a senatori, dopo averli uccisi o fatti suicidare. Fu inoltre un moralizzatore e promosse in ogni modo la religione latina; fu estremamente duro con chi non rispettava i dettami religiosi: per le vestali che avevano infranto la castità decretò la morte (contrariamente al padre e il fratello che avevano fatto finta di nulla). Ma specialmente cominciò a gradire di essere chiamato dominus et deus, e cominciò a diventare sempre più autoritario:

«La sua crudeltà poi non solo era grande, ma anche subdola e imprevedibile. Il giorno prima di far crocifiggere il suo tesoriere, lo chiamò nella sua camera, lo costrinse a sedergli vicino sul letto, lo accomiatò rassicurato e contento, gli offrì perfino una parte della sua cena.»

(Svetonio, Domiziano, 11)

«Depauperato dalle spese sostenute per l’edilizia, per gli spettacoli e per l’aumento delle paghe, cercò, sì, di abbassare il numero dei soldati per alleviare le spese militari, ma, quando si avvide che, con questo provvedimento, da un lato rimaneva indifeso di fronte ai barbari, dall’altro si trovava non meno invischiato nell’affrontare le difficoltà finanziarie, allora non ebbe più nessuno scrupolo a rapinare in tutti i modi possibili e immaginabili. Dovunque, con qualsiasi accusatore e qualsiasi accusa, venivano sequestrati i beni dei vivi e dei morti. Bastava che fosse denunciato un gesto o una qualunque parola contro la maestà del principe. Venivano confiscate anche le eredità più impensabili, purché qualcuno comparisse a dire di aver udito dal defunto, quando era in vita, che suo erede era Cesare.»

(Svetonio, Domiziano, 11)

«Con pari arroganza, nel dettare una lettera circolare a nome dei suoi procuratori, così la iniziò: «Il nostro signore e dio comanda che ciò sia fatto». Per cui, in seguito, fu stabilito che non fosse chiamato altrimenti neppure negli scritti e nei discorsi di una qualsiasi persona. Non acconsentì che gli venissero erette statue in Campidoglio, se non d’oro e d’argento e di un determinato peso. Fece costruire nei vari quartieri della città tante e tali volte ed archi sormontati da quadrighe e insegne trionfali, che su uno di essi si trovò scritto in greco: Basta!»

(Svetonio, Domiziano, 13)

Domiziano si alienò le simpatie dei senatori, cercando sempre di più di essere equiparato a un dio; per accaparrarsi la loro simpatia allora perseguitò gli ebrei, sia col fiscus Iudaicus (istituito dopo la rivolta giudaica), sia eliminando chi si diceva discendere da re David o non sacrificava alla sua divinità. Infine, nella sua mania religiosa, fece rispettivamente uccidere e mandare in esilio Flavio Clemente e Flavia Domitilla Minore, suoi parenti, per ateismo, o comunque per sospette simpatie con l’ebraismo.

Morte

Nell’85, perseguendo il suo obiettivo di moralizzatore, si fece nominare censore perpetuo. Era troppo per i senatori; anche se era in parte amato dall’esercito, sia perché figlio di Vespasiano, sia perché primo ad aumentare la paga dai tempi di Cesare da 225 a 300 denari annui, sia perché fece diverse elargizioni ai soldati.

Odiato da praticamente tutti, venne infine assassinato nel 96 d.C. e ne fu decretata la damnatio memoriae:

«Sulle modalità della congiura e della morte queste sono, più o meno, le notizie divulgate. Giacché i cospiratori erano incerti sul quando e sul come dovessero aggredirlo, se mentre si lavava o mentre pranzava, Stefano, amministratore di Domitilla, accusato in quel periodo di appropriazione indebita, offrì il proprio consiglio e il proprio aiuto. Per alcuni giorni, allo scopo di allontanare ogni sospetto, tenne fasciato il braccio sinistro, come se fosse infermo, con bende di lana, poi, quando si avvicinò l’ora convenuta, vi nascose un pugnale. Quindi, avendo annunciato di voler svelare un complotto, fu introdotto per questo motivo alla presenza dell’imperatore. Mentre questi leggeva un libello che lui stesso gli aveva consegnato, lo trafisse all’inguine. Domiziano era rimasto attonito. Benché ferito, tentava ancora di difendersi; ma il corniculario Clodiano, Massimo, liberto di Partenio, Saturo, capo dei camerieri, e alcuni gladiatori gli balzarono addosso e lo trucidarono con sette pugnalate. Un ragazzo, che per consuetudine si prendeva cura dei Lari della camera da letto e aveva assistito all’uccisione, raccontava che Domiziano, al primo colpo, sùbito, gli aveva ordinato di porgergli un pugnale nascosto sotto il cuscino e di chiamare i servi, ma che al capezzale egli non aveva trovato altro che l’impugnatura e che inoltre tutte le porte erano chiuse; e Domiziano intanto aveva afferrato e trascinato a terra Stefano e aveva lottato a lungo, cercando di strappargli il pugnale e di cavargli gli occhi con le dita, benché le avesse tutte lacerate. Fu ucciso il 18 settembre [del 96 d.C.], a quarantacinque anni, nel quindicesimo anno del suo impero. Al suo cadavere, trasportato fuori città dai becchini in una bara comune, la nutrice Fillide tributò le estreme onoranze nella sua casa di periferia sulla via Latina, ma segretamente trasferì i suoi resti nel tempio della gens Flavia e li unì alle ceneri di Giulia, figlia di Tito, essa pure da lei allevata.»

(Svetonio, Domiziano, 17)

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