Privacy Policy Ben Hur | STORIE ROMANE

Ben-Hur è un peplum del 1959 diretto da William Wyler, con Charlton Heston nel ruolo del protagonista. È ispirato all’omonimo romanzo di Lew Wallace, da cui erano già stati tratti due film, uno del 1907 e l’altro del 1925, divenuti punti di riferimento del cinema muto.

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Trama

Il principe diventato schiavo

Giuda Ben-Hur è un ricco principe e mercante giudeo che, per difendere il suo popolo, entra in contrasto con Messala, suo vecchio amico d’infanzia.

Durante la parata di benvenuto, dalla terrazza della casa di Ben-Hur, da cui è affacciata la sorella Tirzah, cadono accidentalmente delle tegole proprio sul governatore. Accusate di aver attentato alla vita del governatore, pur sapendo della loro innocenza, Valerio Grato e Messala fanno imprigionare Tirzah e sua madre Miriam e condannano Ben Hur alla schiavitù come rematore nella flotta imperiale.

Mentre Ben Hur è in cammino verso il suo destino con gli altri schiavi, il gruppo si ferma nei pressi di un pozzo. I sorveglianti concedono ai prigionieri di dissetarsi, ma non a Ben Hur, a cui Messala non fa lesinare trattamenti “speciali”: egli è però soccorso dal Messia, che si mostra misericordioso e porge dell’acqua allo sfortunato ex principe.

Dalla schiavitù alla redenzione

Dopo quattro anni di lavori forzati, la nave su cui Ben Hur è costretto ai remi in catene, viene coinvolta in una battaglia navale, durante la quale egli riesce a salvare la vita al console romano Quinto Arrio, caduto in mare; la battaglia è vinta dai Romani e così Arrio, riconoscente, libera Ben Hur e lo conduce con sé a Roma, adottandolo come figlio.

Charlton Heston (1923 - 2008, left) as Judah Ben-Hur, and Jack Hawkins (1910 - 1973) as Quintus Arrius, in 'Ben-Hur', directed by William Wyler, 1959. (Photo by Silver Screen Collection/Getty Images)

A Roma, Ben-Hur diventa campione delle corse con le quadrighe, ma il pensiero per la sorte della madre e della sorella continua a non dargli pace, cosicché decide di tornare nella sua terra natia. Durante il tragitto verso Gerusalemme Ben-Hur incontra Baldassarre, uno dei Magi, il quale si sta recando in Giudea per vedere il Messia.

Il vecchio Re magio fa conoscere a Ben-Hur Ilderim, il quale gli propone di correre per lui nella grande corsa delle quadrighe in programma a breve: sapendo che alla corsa parteciperà anche Messala, Ben-Hur accetta, meditando nell’occasione di vendicarsi per la sorte della madre e della sorella e per la condanna ingiustamente subita.

Ritornato nel frattempo nella sua vecchia dimora di famiglia, Ben-Hur vi ritrova l’anziano e fedele amico Simonide, e la di lui figlia Ester, da sempre innamorata di Ben-Hur e da anni in attesa del suo ritorno.

Ester tace a Ben-Hur la triste sorte della madre e della sorella, che sono ancora vive ma che durante la prigionia hanno contratto la lebbra, raccontandogli invece che Miriam e Tirzah sono morte da tempo in carcere, bugia che Ester escogita per risparmiare ulteriore dolore a Ben-Hur e per proteggere le due donne.



Vendetta

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Distrutto dal dolore, Ben-Hur giura vendetta contro Messala e affronta eroicamente la corsa delle quadrighe, uscendone vincitore nonostante il comportamento scorretto di Messala, che tenta più volte di sopraffarlo. Lo stesso Messala viene calpestato dai cavalli di un altro carro in gara e rimane mortalmente ferito.

Negli ultimi istanti di vita, tra terribili sofferenze, Messala rivela a Ben Hur che Miriam e Tirzah sono in realtà ancora vive, ma che si trovano confinate nella valle dei lebbrosi poco fuori dalla città.

Nonostante la ferma opposizione di Ester e incurante del pericolo di contagio, Ben-Hur si reca più volte da loro e, disperato, le conduce a vedere il passaggio di Gesù, che proprio in quei momenti sta compiendo la Via Crucis.

Alla morte di Cristo, Miriam e Tirzah scoprono di essere miracolosamente guarite dalla lebbra e riabbracciano Ben-Hur ed Ester. Il film si conclude con un pastore che pascola il proprio gregge, con sullo sfondo il Golgota e le tre croci vuote.

Produzione

Nel 1958 la Metro-Goldwyn-Mayer era sull’orlo della bancarotta e, per salvarsi, chiese al produttore Sam Zimbalist di realizzare una trasposizione cinematografica del romanzo Ben-Hur, scritto dall’eroe della guerra di secessione americana Lew Wallace. Questo romanzo aveva già avuto altre due versioni cinematografiche mute.

Zimbalist affidò la regia del progetto a William Wyler, già regista di Vacanze romane. Pur di assicurarsi Wyler come regista, Zimbalist non esitò a offrirgli un ingaggio di un milione di dollari: mai nessun regista era stato pagato così tanto. Il film fu girato negli stabilimenti cinematografici di Cinecittà.

Ben Hur Messala

Il sottotitolo del romanzo originale, A Tale of the ChristUn racconto del Cristo, è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo; nel film egli, interpretato da Claude Heater, compare tre volte, senza mai essere mostrato in volto.

Viene raccontata la sua nascita a Betlemme, lo si incontra di nuovo a Nazaret, dove dà un po’ d’acqua a Ben-Hur che, in catene, è portato alle navi attraverso il deserto, e lo si vede (inizialmente da lontano) all’inizio del Sermone della Montagna. Infine si vede Cristo, durante la Via Crucis, sfilare con la croce in spalla davanti a Ben Hur, Miriam e Tirzah.

Manipolazione della storia

Messala, played by Stephen Boyd (1931 - 1977, left) competes against Judah Ben-Hur, played by Charlton Heston (1923 - 2008), in the chariot racing scene from 'Ben-Hur', directed by William Wyler, 1959. (Photo by Silver Screen Collection/Getty Images)

L’origine giudaica di Giuda Ben Hur, messa in forte risalto nel corso del film, è emblematica dell’epoca e del messaggio antinazista: i romani catturano il “ricco” (stereotipo classico usato dai nazisti per gli ebrei) Ben Hur che non aveva fatto nulla di male, quasi solo perché ebreo e lo mandano a remare come schiavo (una delle condizioni peggiori possibili).

In questo caso il libro è stato un fattore determinante, perché se la sceneggiatura fosse stata cambiata come minimo sarebbe stato mandato a lavorare nelle miniere, come un ebreo deportato in un campo di concentramento.

Nel film si perdono gli stereotipi e gli atteggiamenti, velati o meno anti romano-nazisti: dai romani che fanno in massa il saluto fascista quando comincia la corsa delle quadrighe (cosa totalmente falsa e inventata.

Il saluto fascista è un’invenzione moderna) ai quattro cavalli neri di Messala (vestito pure lui di nero) ai quattro cavalli bianchissimi di Ben Hur, vestito in modo decisamente più sgargiante.




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