Privacy Policy Il calendario romano | STORIE ROMANE

Il calendario romano in origine era confusionario. In principio era lunare e composto di dieci mesi, poi riformato a 12, non teneva conto del fatto che l’anno non è di 365 giorni (già c’era la divisione tra 12 ore di luce e 12 di notte; il che significava che le ore notturne erano cortissime d’estate e lunghissime d’inverno) ma di circa 365 giorni e 6 ore. Per quanto riguarda la scansione dei giorni i romani non useranno la settimana fino all’introduzione di Costantino e dei giorni che conosciamo oggi (lunedì, martedì, etc.). Prima di allora, seguendo il modello etrusco, i romani avevano adottato una settimana nundinale di otto giorni (ogni giorno era denotato da una lettera che andava dalla A alla H); era la scansione che terminava ogni volta con la giornata di mercato.

I giorni erano contati non in ordine numerico ma secondo tre giorni chiave che si ripetevano ogni mese: le calende, le none e le idi. Le calende cadevano sempre il primo giorno del mese, le none il 5 o 7 e le idi il 13 o 15 (rispettivamente cadevano il 7 e il 15 solo a marzo, maggio, luglio e ottobre). Per indicare un giorno si faceva riferimento alle calende, none o idi: si diceva pertanto tre giorni prima delle idi di ottobre per indicare il 29 settembre (si aggiungeva infatti un giorno in più al calcolo poiché i romani li calcolavano tutti – pertanto si passava direttamente dal 29 settembre / 3 ante kalendas al 30 settembre / ante kalendas; non esisteva il giorno due giorni prima di idi, none e calende). Quindi dal 15 o 17 del mese i giorni erano calcolati “ante idas“, “prima delle idi”, dopo “ante nonas” e infine “ante kalendas“; tutti i giorni erano calcolati prima della festività successiva a eccezione di quello subito successivo alle idi, none e calende.

«I giorni erano chiamati secondo gli dei con i nomi dei quali i Romani intitolavano le stelle. Il primo dei giorni fu dedicato al Sole, che era il principe di tutte le stelle ed era il giorno di tutti gli dei. Il secondo giorno fu intitolato alla Luna, che riceve la luce dal sole. Il terzo alla stella Marte, che è chiamata Vespro (perché compare per prima di sera). Il quarto alla stella Mercurio. Il quinto alla stella Giove. Il sesto alla stella Venere, che chiamano Lucifero, che ha la maggiore luce tra tutte le stelle. Il settimo alla stella Saturno, che si dice impieghi trent’anni nel suo percorso celeste. Tra gli Ebrei tuttavia viene detto primo giorno il giorno del Sabato, il quale primo giorno da noi è il giorno del Signore, che i pagani dedicavano al Sole. Il Sabato, che i pagani dedicarono a Saturno, è, invece, il settimo giorno da quello del Signore.»

ISIDORO DI SIVIGLIA, ORIGINE 5.30

Grazie a Cesare, tornato a Roma dopo le guerre civili, fu introdotto il calendario giuliano, che è quello che usiamo tutt’ora (lievemente ritoccato da Papa Gregorio XIII alla fine del Cinquecento). A causa dello sfasamento accumulato nei secoli le stagioni non cadevano più nel periodo stabilito e di tanto in tanto si aggiungeva un mese in più intercalare. Una volta imposto il calendario giuliano fu necessario un riequilibrio, anche perché i mesi romani erano precedentemente di 30 giorni in media (o anche di più). Fu stabilito che Febbraio ne avesse solo 28 ma che ogni 4 anni dovesse essere introdotto un 29esimo giorno per sopperire alle 6 ore annuali di scarto. Poiché nel Cinquecento si scoprì che in realtà sono 6 ore meno qualche minuto fu deciso di rendere bisestili tutti gli anni come prima a eccezione dei centenari non divisibili per 400, come ad esempio l’anno 1700 o 1900.

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I mesi

Inizialmente il calendario romano di Numa Pompilio iniziava a marzo e aveva solo dieci mesi. Alcuni di questi venivano inseriti o meno a seconda del volere dei pontefici, finché durante la tarda repubblica si assestò il calendario di dodici mesi, con inizio a Gennaio. Il giorno in cui iniziava l’anno entravano in carica anche i consoli e dopo l’entrata in vigore del calendario giuliano l’anno romano raggiunse la sua forma definitiva, cui infine si aggiunse la settimana di sette giorni da Costantino. Il mese di Gennaio era rappresentato da Giano, divinità bifronte, che guardava sia all’anno passato che a quello venturo.

Febbraio deriva il suo nome dalla februa, le febbre, che ha nella sua etimologia la purificazione, ossia il februare. A tali pratiche era legata la dea romana Febris.
Durante il mese si celebravano importanti festività, tra cui i Lupercali tra il 13 e il 15 del mese; in occasione della festa del 44 a.C., il 15 febbraio, il giorno dopo essere stato nominato dittatore a vita e un mese prima di essere assassinato, fu offerta per tre volte la corona a Cesare, l’ultima volta da Marco Antonio, che tuttavia la rifiutò.

Marzo, in origine il principio dell’anno, era legato fortemente alle attività militari. Prendeva infatti il nome da una delle più importanti divinità del Pantheon romano, Marte, dio della guerra; in questo periodo infatti riprendevano le ostilità interrotte a causa dell’inverno. Alle idi del 44 a.C., che nel caso di marzo, maggio, luglio e ottobre cadono il 15 invece del 13, venne ucciso il dittatore Gaio Giulio Cesare.

Aprile deve il suo nome ad Apro e al verbo aprire (identico in latino); il mese era infatti legato allo sbocciare della natura, all’apertura di una nuova stagione. Nel mese si festeggiavano tre importanti festività: i Cerealia, i Floralia e il Natale di Roma il 21 aprile.

Maggio era dedicato a Maia, una delle sette Pleiadi, dea della fecondità e del rifiorire della natura dopo l’inverno. La festa di questa dea, madre di Hermes, figlia di Atlante e Pleione, si festeggiava infatti proprio il 1 maggio. Probabilmente viene da Maia anche il termine maiale, poiché durante la festa del 1 maggio Vulcano le avrebbe offerto ogni volta una scrofa gravida, come simbolo di abbondanza della terra, gravida di frutti.

Giugno deve il suo nome forse alla divinità Giunone. Nei suoi Fasti Ovidio tuttavia riporta altre possibilità: una di queste è che la parola Iunius sia legata a iuoniores, i giovani, in opposizione a maiores, i più anziani (e quindi anche maggio avrebbe questa origine). Annoverava anche la possibilità che il termine derivasse da iungo, legare, facendo riferimento dunque all’unione tra romani e sabine, oggetto del famoso ratto. Un ultimo collegamento si trovava col nome di Lucio Giunio Bruto, che aveva cacciato l’ultimo re Tarquinio il Superbo.

Luglio, quinto mese dell’originario calendario romano, aveva infatti il nome di Quintile. Venne successivamente dedicato a Giulio Cesare da cui prese il nome (Iulius) per ordine di Marco Antonio poiché era il mese di nascita del dittatore (nato il 12 o 13 del 101 o 100 a.C.). Era inoltre uno dei quattro mesi in cui le idi cadevano il 15 e non il 13 (gli altri erano marzo, maggio e ottobre).

Agosto, ottavo mese del calendario giuliano, in origine era il sesto del primo calendario romano lunare di dieci mesi, ed era chiamato appunto Sestile. Dopo Quintile, già dedicato al divinizzato Cesare, Sestile venne dedicato ad Ottaviano Augusto nell’8 a.C. in seguito a un senatoconsulto; secondo Macrobio si scelse proprio quel mese perché l’imperatore vi aveva ottenuto molte vittorie, tra cui la capitolazione dell’Egitto di Cleopatra e Antonio. Era un mese dedicato anche al riposo, tanto che nel periodo più caldo dell’anno si celebrano le Feriae Augusti, il riposo di Augusto, che prendevano anch’esse il nome dall’imperatore e da cui deriva il nostro Ferragosto.

Settembre, settimo mese dell’originario calendario romano, mantiene nel nome l’origine lessicale di settimo mese. Sia l’imperatore Caligola che Domiziano cercarono di chiamarlo Germanico, senza riuscirci (il primo in onore del padre, il secondo come epiteto personale per le sue campagne in Germania): infatti poco dopo la loro morte si tornò a chiamarlo Settembre. Anche Commodo provò a rinominarlo, senza successo. Nel mese di settembre si svolgeva una delle più importanti festività romane, i ludi romani, in onore di Giove Ottimo Massimo. Era inoltre il mese dedicato alle prime vendemmie.

«Il senato propose che i mesi di Settembre e Ottobre prendessero il nome di Antonino e Faustino, ma Antonino rifiutò»

Historia Augusta, Antonino Pio, 10,1-9

Ottobre era l’ottavo mese dell’originario calendario lunare romano (da cui il nome di “ottavo” mese), mantenne insieme a Settembre, Novembre e Dicembre il suo nome, mentre Quintile e Sestile furono rinominati luglio e agosto, in onore di Cesare e Augusto. Durante il mese di ottobre si svolgevano alcune importanti feste come il mundus Cereris (5 ottobre), in cui il pozzo di Cerere veniva aperto (mundus patet), mettendo in comunicazione vivi e morti (da qui il termini mondare nel senso di purificare). L’11 si festeggiavano i meditrinalia, il 12 gli Augustalia, il 15 l’equus october e il 19 l’armilustrium. Ricorrevano anche alcuni avvenimenti importanti come le due battaglie di Filippi (3 e 23 ottobre).

Novembre era il nono mese dell’originario calendario romano, poi divenne l’undicesimo, ma mantenne (insieme a settembre, ottobre e dicembre) la denominazione legata alla numerazione. Durante il mese si festeggiavano gli importantissimi ludi plebeii, dal 4 al 17 novembre, sia ludi scaenici (teatrali) che atletici, sotto il patrocinio degli edili plebei, probabilmente nel Circo Flaminio, costruito da Gaio Flaminio nel 220 a.C.; successivamente si teneva una festa di Giove, l’Epulum Iovis, con parate di cavalleria e dei ludi circenses, ossia corse di carri. Il 24 invece si festeggiavano i brumalia, che duravano un mese fino ai Saturnalia. Era sostanzialmente una festa che introduceva al periodo invernale, ricca di auspici per il periodo che stava arrivando.

Dicembre, decimo e ultimo mese dell’originario calendario lunare romano (da cui il nome di decimo), mantenne il suo nome insieme a settembre, ottobre e novembre.
Durante questo mese si tenevano feste molto importanti, come i Consualia (in onore del dio Conso, protettore dei raccolti) il 15 dicembre e i Saturnalia (una delle più importanti feste romane, in onore del dio Saturno, in cui si permettevano licenze inammissibili nel resto dell’anno) tra il 17 e il 23. In seguito si festeggerà anche, dal III o IV secolo d.C., anche la festività del Sol Invictus il 25 dicembre, lo stesso giorno in cui i cristiani festeggeranno la nascita di Cristo.

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