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Un impero cristiano: un Dio, una religione, un imperatore

Il culto della divinità solare ebbe particolare successo negli ultimi decenni del III secolo e nei primi del IV, tanto che pare che lo stesso Costantino fosse seguace del Sole Invitto.

Costantino riceve il potere dal padre Costanzo Cloro

La progressiva affermazione del Cristianesimo come religione di stato (a parte le effettive misure politiche intraprese dagli imperatori romani, a partire dall’editto di Milano e per finire con l’editto di Tessalonica) va inquadrata nella costruzione di una religione monoteista che potesse essere utile al potere politico per mantenere unita la compagine statale, visto che il culto dell’imperatore non bastava più né c’erano più motivazioni politiche che spingessero verso un miglioramento dopo l’editto di Caracalla che dava la cittadinanza a tutti gli abitanti liberi dell’impero.

Nel corso del IV secolo, improvvisamente, la religione cristiana (che fino ad allora era stata nettamente minoritaria), passa dalla violenta persecuzione di Diocleziano e Galerio alla tolleranza prima e a diventare religione imperiale e di stato poi.

Ma come è possibile che una religione orientale, divisa in gruppi in disaccordo tra loro (monofisiti, ariani, manichei etc.), sia diventata in meno di un secolo la religione dell’impero romano e poi, alla fine della sua controparte occidentale, la religione dell’Europa medievale?

Costantino: L’imperatore cristiano?

Ciò è da ascriversi innanzitutto all’imperatore Costantino, che “patrocinò” il cristianesimo come religione dell’imperatore. Già a partire da Aureliano, circa quarant’anni prima, il potere imperiale si era mosso verso la definizione di una divinità preminente (sebbene non unica), propedeutica all’idea di un potere imperiale unico (e non suddiviso tra molti usurpatori) e ineluttabile. Aureliano, il restitutor orbis, colui che aveva ridato unità ad un impero sul punto di collassare alla metà del III secolo, era il tramite fisico di un potere indissolubile come quello del Sole.

La visione della croce

Il culto del Sole aveva avuto così larghissimo seguito sul finire del III secolo e il principio del IV, tanto da soppiantare e integrare al suo interno il mitraismo. Lo stesso Costantino sembrerebbe essere stato un seguace del culto solare; la sua monetazione tra l’acclamazione a York nel 306 e la sconfitta di Massenzio nel 312 raffigura la divinità solare talvolta.

A questo punto le cose si fanno più confuse: non sappiamo se già in seguito al famoso episodio di Ponte Milvio, raccontato da Eusebio di Cesarea e Lattanzio in modo discordante, in cui Costantino avrebbe avuto la visione di Cristo e della croce, o se soltanto successivamente Costantino abbia “preso” il cristianesimo e l’abbia adattato alla sua sensibilità e volontà.

Il cristianesimo aveva il vantaggio di essere una religione ormai secolare, con un’organizzazione abbastanza già ben formata, fatta di vescovi che controllano il territorio, una teologia etc.

Tutte cose che permettevano all’imperatore di avere uno strumento, la Chiesa, che poteva controllare il territorio senza passare dalla complessa macchina burocratica romana e facente capo direttamente a lui.

Sarà infatti l’imperatore a convocare il Concilio di Nicea del 325 e a presiederlo; concilio in cui si darà forma, per la prima volta organica, al cristianesimo. L’imperatore tuttavia non si convertirà mai ufficialmente se non in punto di morte, a Nicomedia, dodici anni dopo, nel 337, facendosi battezzare.

Una nuova Roma
Costantino edifica Costantinopoli

Ma non si deve considerare la tardiva conversione di Costantino poco sincera: l’imperatore aveva fatto erigere nella sua nuova capitale, Costantinopoli, la ri-fondata Bisanzio inaugurata dall’imperatore stesso l’11 maggio del 330, la Chiesa dei Santi Apostoli, con dodici tombe vuote e al centro la propria, dove sarà sepolto: Costantino si sentiva un tredicesimo apostolo.

E’ in questo senso che la conversione di Costantino va inquadrata: un seguace del culto del Sole che ha dato “organicità” tramite una religione già formata alla sua idea religiosa, da inquadrare a sua volta nel disegno imperiale e sottomettendola al potere imperiale.

Costantino, costruendo Costantinopoli su 7 colli, tracciando il pomerium come Romolo e dando alla romanità un inquadramento morale e religioso unitario, poneva le basi per ri-fondare la romanità e dargli nuova vita.

In questo quadro, in cui il cristianesimo si trasforma e si incastona nell’ordinamento romano come religione pubblica e soprattutto unica, vengono prese a prestito e conservate molte pratiche e usi e costumi già in vita.

Sarebbe infatti impossibile imporre una religione dall’alto in un impero tanto variegato e, seppure meno che rispetto a qualche decennio prima o decennio dopo, in difficoltà economica, politica e militare.

Il cristianesimo funziona quindi da collante: dove non può più l’idea di cittadinanza, svuotatasi dopo la Constitutio Antoniniana , può la religione. Non ci sono più cittadini, sono tutti cittadini; solo quelli che arrivano da fuori sono barbari, che l’impero non integra più, o lo fa con grande difficoltà. Il cristianesimo comincia dunque a diventare il discrimine tra civiltà e meno, sebbene i barbari siano sempre degli estranei, a maggior ragione in quanto quasi sempre pagani o ariani.

Dal Sol Invictus al Cristianesimo: nasce il Natale

La donazione di Costantino

Quindi il cristianesimo si trova costretto – volente o nolente – a mantenere e (dove può) modificare il meno possibile della civiltà e cultura greco-romana.

La festa della nascita del Sol Invictus, a sua volta legata a Mitra, resta dunque legata indissolubilmente alla data del 25 dicembre, periodo in cui si festeggiavano anche i Saturnalia.

La costruzione del cristianesimo come religione pubblica è un delicata ricerca di equilibri, che a volte pende verso la tradizione pagana, altre volte meno: il 15 febbraio, ad esempio, i romani festeggiavano la festa dei Lupercalia, in cui uomini nudi inseguivano le donne frustandole, come segno di migliore fertilità.

Ciò era incompatibile con il cristianesimo e per questo fu deciso di porre in grande rilievo il martirio di san Valentino, il 14 febbraio, che era stato ucciso per celebrare un matrimonio (anche la pratica del matrimonio cristiano deriva da quello romano, così come alcune usanze tra cui quella di portare la sposa in braccio oltre la soglia di casa). Se san Valentino fosse morto sei mesi prima o dopo, ora probabilmente sarebbe un santo semisconosciuto.

La creazione di una nuova religione

Questo processo di costruzione del cristianesimo come religione attraversa tutto il IV e V secolo: il 27 febbraio del 380 Teodosio emana l’editto di Tessalonica in cui rende il cristianesimo l’unica religione praticabile.

La statua di Costantino a York

Ma le resistenze e le eredità del passato sono ancora molte: la settimana romana prevedeva che il settimo giorno della settimana, chiamato Dies Solis (in onore appunto del Sol Invictus), diventasse giorno di riposo nel 383 e prendesse poi il nome di Dominica (giorno del Signore).

Ciò creava confusione tanto per il nome del giorno dedicato inizialmente al sole (e lo è tutt’ora in alcune lingue come l’inglese dove è chiamata Sunday), quanto per il fatto che il giorno della resurrezione di Cristo, il primo dopo il Sabato, fosse al contempo il giorno della settimana dedicato a festeggiare il Sol Invictus.

Ancora oltre la metà del V secolo Papa Leone I, che aveva pur fatto ritirare Attila, il flagello di Dio, dall’Italia, diceva sconsolato:

« È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei. »

(Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4)

Il Sol Invictus
La natalità di Cristo

La data del Natale era già stata collocata al 25 dicembre da Ippolito di Roma nel 204, tuttavia la successiva sovrapposizione con quella del Sol Invictus rende estremamente complicato comprendere dove una religione abbia influenzato l’altra, e sarebbe forse più opportuno parlare di osmosi reciproca.

In base al Cronografo, il calendario redatto da Filocalo nell’anno 354, abbiamo la più antica attestazione della festa del Natale in data 25 dicembre per il 336 d.C., quindi ancora sotto Costantino.

« Chr. Caesare et Paulo sat. XIII. hoc. cons. Dns. ihs. XPC natus est VIII Kal. ian. d. ven. luna XV » « Durante il consolato di Cesare (Augusto) e Paolo, nostro signore Gesù Cristo nacque otto giorni prima delle calende di Gennaio [cioè il 25 dicembre ] un venerdì, il quattordicesimo giorno della Luna »

La data di nascita non è indicata nei vangeli né in altri scritti contemporanei. Originariamente la credenza di un ritorno imminente di Cristo non aveva fatto sì che il cristianesimo si strutturasse in una religione organizzata con festività ben precise (a eccezione del periodo Pasquale). Fin dai primi secoli, i cristiani svilupparono comunque diverse tradizioni, basate anche su ragionamenti teologici. Questi fissavano il giorno della nascita in date diverse, tanto che Clemente Alessandrino commentava polemicamente:

“Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno” (Stromata, I,21,146).

Il Concilio di Nicea

Il testo di Clemente registra comunque l’esistenza di una tradizione antica relativa a una nascita di Gesù in una data di mezzo inverno.

Tale tradizione viene infatti fatta risalire ai seguaci di Basilide, attivo ad Alessandria prima del 150, che celebravano il 6 o il 10 gennaio, con il battesimo di Gesù, la sua nascita come Figlio di Dio.

Tutto sommato, una connessione della luce con la divinità appare già nei vangeli: in Giovanni ad esempio (Gv 1,9: Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo; Gv 8,12; 9,5: Cristo luce del mondo; Gv 12,35 Ancora per poco tempo la luce è con voi; 1Gv 2,8 Poiché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende).

Insomma, l’idea di una connessione tra divinità e luce non è qualcosa che riguarda soltanto il Sol Invictus ma tutta l’area vicino e medio orientale nell’antichità.

Infine, sul finire del XIl secolo il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi scrive:

« Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno. »

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L’origine romana del Natale (seconda parte): il cristianesimo diventa religione “di stato”
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