Privacy Policy galli | STORIE ROMANE

Non auro sed ferro patria recuperanda est

Non auro sed ferro patria recuperanda est

Durante l’assedio di Roma i romani decisero di pagare i galli per lasciare la città, ma Brenno truccò la bilancia pronunciando la frase “vae victis”, “guai ai vinti”. Fu allora che arrivò Marco Furio Camillo, nominato dittatore in assenza e pronunciò la frase “non auro sed ferro patria recuperanda est”.

La devotio di Publio Decio Mure

La devotio di Publio Decio Mure

Secondo Livio furono ben tre i Decio Mure a immolarsi, nonno, padre e figlio. Il primo caso fu nel 340 a.C.: il console Publio Decio Mure, combattendo i latini al Vesuvio e riscontrando auspici sfavorevoli decise, dopo essersi consultato col pontefice, di utilizzare l’antichissimo e desueto rituale della devotio, ossia un immolazione agli dei. Si indossava la toga praetexta, ci si velava il capo, si chiedeva agli dei la distruzione dell’esercito nemico in cambio della propria vita.

Varo, rendimi le mie legioni

Varo, rendimi le mie legioni

«Dicono che Augusto si mostrasse così avvilito da lasciarsi crescere la barba ed i capelli, sbattendo, di tanto in tanto, la testa contro le porte e gridando: “Varo rendimi le mie legioni!”. Dicono anche che considerò l’anniversario di quella disfatta come un giorno di lutto e tristezza. »

I crupellarii

I crupellarii

Nel 21 d.C. i legionari romani si trovarono ad affrontare dei ribelli gallici guidati da Giulio Floro e Sacroviro ad Augustodunum (Autun). Tra loro moltissimi erano male armati, ma c’erano anche dei gladiatori completamente corazzati, dalla testa ai piedi, i crupellari.

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