Privacy Policy Tiberio | STORIE ROMANE

Le coorti pretoriane – La guardia dell’imperatore

Le coorti pretoriane – La guardia dell’imperatore

L’uso di coorti scelte di pretoriani divenne sempre più diffuso nella tarda repubblica, finché Augusto regolamentò il corpo, stabilendo che avesse 9 coorti, ognuna comandata da un tribuno. A capo c’erano due prefetti al pretorio tratti dall’ordine equestre. Tiberio decise poi di prendere le 9 coorti, sparse in varie città d’Italia, e stabilirle nei castra praetoria. In suo onore i pretoriani ottennero anche come simbolo lo scorpione, segno zodiacale dell’impero.

Più fortunato di Augusto, migliore di Traiano

Più fortunato di Augusto, migliore di Traiano

L’optimus princeps fu talmente importante per la storia di Roma e gradito dai suoi contemporanei che ai suoi successori sarà augurato di essere “felicior Augusto, melior Traiano”, ossia “più fortunato di Augusto e migliore di Traiano”.

Germanico, il vendicatore di Roma

Germanico, il vendicatore di Roma

«Nell’allocuzione, Cesare espresse i suoi elogi ai vincitori; poi, eresse un trofeo d’armi con una iscrizione superba: «Debellati i popoli tra il Reno e l’Elba, l’esercito di Tiberio Cesare ha consacrato questo monumento a Giove, a Marte e ad Augusto». Di sé nulla aggiunse, per timore dell’invidia e perché riteneva bastasse la coscienza di ciò che aveva fatto. » (TACITO, ANNALI, II, 20-22)

Incitato, il cavallo di Caligola

Incitato, il cavallo di Caligola

«Non passò molto tempo e l’uomo che era stato considerato benefattore e salvatore […] si trasformò in essere selvaggio o piuttosto mise a nudo il carattere bestiale che aveva nascosto sotto una finta maschera»
(FILONE DI ALESSANDRIA, DE LEGATIONE AD GAIUM, 22)

Germanico, il vendicatore di Teutoburgo

Germanico, il vendicatore di Teutoburgo

«Nell’allocuzione, Cesare Germanico espresse i suoi elogi ai vincitori; poi, eresse un trofeo d’armi con una iscrizione superba: «Debellati i popoli tra il Reno e l’Elba, l’esercito di Tiberio Cesare ha consacrato questo monumento a Giove, a Marte e ad Augusto». Di sé nulla aggiunse, per timore dell’invidia e perché riteneva bastasse la coscienza di ciò che aveva fatto. Sùbito dopo affidò a Stertinio la campagna contro gli Angrivari, a meno che non si affrettassero ad arrendersi; e quelli supplici nulla ricusarono e ottennero il perdono.» (TACITO, ANNALI, II, 20-22)

Il legionario del Principato

Il legionario del Principato

«I #romani hanno questo grande impero come premio del loro valore, non come dono della fortuna. Non è infatti la guerra che li inizia alle armi e neppure solo nel momento dei bisogno che essi la conducono […], al contrario vivono quasi fossero nati con le armi in mano, poiché non interrompono mai l’addestramento, né stanno ad attendere di essere attaccati […] Non si sbaglierebbe chi chiamasse le loro manovre, battaglie senza spargimento di sangue e le loro battaglie esercitazioni sanguinarie.»
(Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 5.1.71-75)

L’eredità di Augusto

L’eredità di Augusto

Augusto decise come primo erede il nipote Marcello, figlio di sua sorella Ottavia, poi Agrippa, infine Gaio e Lucio Cesare, ma tutti morirono prima del tempo. Alla fine fu costretto a scegliere Tiberio, visto che l’altra scelta possibile, Agrippa Postumo, considerato un pazzo, era stato esiliato dall’imperatore.

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