Privacy Policy L’editto di Tessalonica | STORIE ROMANE

Dopo la disfatta di Adrianopoli Graziano, Augusto occidentale, decise di richiamare Teodosio (figlio di un ex generale del padre Valentiniano), che si era ritirato prudentemente a vita privata, associandolo come Augusto a Sirmium il 19 gennaio del 379. Gli venne data la Tracia, Dacia e Macedonia, per contenere il problema dei goti. Teodosio cercò subito di sconfiggere i goti, ma l’esiguità delle forze di cui disponeva e la mancata fedeltà delle nuove reclute barbare secondo la visione dell’imperatore (in alcuni casi i reparti erano in maggioranza barbarica e l’imperatore temeva per insurrezioni) portò Teodosio a firmare la pace, il 3 ottobre del 382, tra romani e goti. In cambio i goti avrebbero dovuto fornire contingenti all’esercito romano, con condizioni di pace favorevolissime, cosa mai avvenuta in precedenza.

Un impero cristiano

In questo contesto il 27 febbraio del 380 d.C. venne promulgato l’editto di Tessalonica da Graziano e Teodosio, in cui stabilirono il cristianesimo niceno come unica religione praticabile. Non solo il paganesimo diventava non più gradito, ma si bandiva l’arianesimo ed altre eresie cristiane (lo stesso Valente, zio di Graziano, era un fervente ariano). La chiusura totale al paganesimo arriverà nel 391-92 con i cosiddetti decreti teodosiani, seguiti all’incidente di Tessalonica e il perdono chiesto ad Ambrogio, dove verrà decisa la chiusura totale dei templi e la persecuzione per chi praticava culti pagani:

“GLI IMPERATORI GRAZIANO, VALENTINIANO (II) E TEODOSIO AUGUSTI. EDITTO AL POPOLO DELLA CITTÀ DI COSTANTINOPOLI.
Vogliamo che tutti i popoli che ci degniamo di tenere sotto il nostro dominio seguano la religione che san Pietro apostolo ha insegnato ai Romani, oggi professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di santità apostolica; cioè che, conformemente all’insegnamento apostolico e alla dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici; alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità, che ci viene dal Giudice Celeste.
DATO IN TESSALONICANEL TERZO GIORNO DALLE CALENDE DI MARZO, NEL CONSOLATO QUINTO DI GRAZIANO AUGUSTO E PRIMO DI TEODOSIO AUGUSTO”

Codice teodosiano, XVI, 1,2

Era infatti accaduto che nel 390 Teodosio aveva ordinato di massacrare la popolazione di Tessalonica dopo che questa si era ribellata. I Tessalonicesi avevano ucciso Buterico, il comandante goto della guarnigione romana, per aver arrestato un famoso auriga e vietato i giochi. Teodosio ordinò allora di organizzare una nuova corsa, durante la quale venne dato l’ordine di massacrare la popolazione. Teodosio dal 388 si trovava abbastanza stabilmente a Milano, da quando aveva sconfitto Magno Massimo. Il vescovo Ambrogio gli chiese allora di chiedere pubblicamente perdono, cosa che l’imperatore fece (infatti si era battezzato qualche anno prima, credendo di essere in punto di morte, durante una dura malattia).

Teodosio, che aveva già emanato l’editto di Tessalonica, da allora inasprì le condizioni per i pagani, attraverso gli editti teodosiani, che chiudevano definitivamente i templi pagani e proibivano ogni forma di culto pagano, equiparando i sacrifici alla lesa maestà. Ad Alessandria i cristiani, guidati dal vescovo Teofilo, ne approfittano per distruggere il Serapeo. Allo stesso modo finirono per sempre i giochi olimpici, ritornati, in altra forma, alla fine dell’Ottocento. Pochi anni dopo, nel 415, sarebbe stata anche uccisa Ipazia nella stessa Alessandria, nella lotta tra i parabolani, una setta cristiana locale, e la popolazione pagana e cristiana di confessione differente. In quello stesso periodo l’imperatore Teodosio II inasprì la condizione per i non cristiani, che vennero esclusi a partire dal 416 dai pubblici uffici e dalle cariche militari; tutti i non cristiani si sarebbero dovuti dimettere.


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