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Il Natale è la festività cristiana più importante insieme alla Pasqua: tuttavia mentre quest’ultima, celebrando la resurrezione di Cristo, è una festa propriamente cristiana (la Pasqua ebraica festeggia la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e l’esodo verso la terra promessa guidata da Mosè), l’origine del Natale è molto più complessa.

I Saturnalia

Negli ultimi giorni di dicembre, tra il 17 e il 23 dicembre, i romani usavano celebrare i Saturnalia: la festa in onore di Saturno; la festa, celebrata attorno al solstizio d’inverno (che oggi cade il 21 o 22 dicembre, mentre 2000 anni fa, per via della precessione degli equinozi, doveva cadere proprio nel giorno centrale della settimana di feste), faceva parte della tradizione romana da sempre.

Ave, Caesar! Io, Saturnalia! – Sir Lawrence Alma-Tadema,1880

In questo periodo festivo, che dava il via alla rinascita primaverile, i romani usavano banchettare, scambiarsi regali e andare a vedere spettacoli gladiatori e corse di quadrighe: insomma era un periodo di rilassatezza (perfino gli schiavi venivano trattati più umanamente e in quei giorni potevano quasi comportarsi da liberi). Già qui si vedono alcune somiglianze col nostro Natale: i banchetti continui (un convivium publicum dopo il sacrificio nel tempio di Saturno e altri privati in seguito), i giochi tra amici (oltre ai gladiatori e le corse si giocava per esempio a dadi e altri giochi usualmente proibiti), lo scambio di regali.

Insomma, i Saturnali, nati come festa della rinascita delle messi, erano una festa dell’abbondanza che preparavano (e propiziavano) all’avvento del nuovo anno; lo stesso Saturno era accostato alla leggendaria età dell’oro, quando gli uomini vivevano felici e in abbondanza e uguaglianza.

Dal mitraismo al Sol Invictus

Mitra è una divinità di origine orientale, indo-iraniana, il cui culto si è diffuso prima in Persia e poi nelle province orientali dell’impero romano e conseguentemente in tutto l’impero a partire dal I secolo a.C. Inizialmente legato allo Zoroastrismo persiano, Mitra è poi diventato una divinità a sé stante, di grandissima fortuna. Il primo contatto con le province orientali sotto l’influenza romana è prima con i pirati cilici sconfitti da Pompeo nel 67 a.C. e poi l’erezione della statua colossale di Mitra da parte di re Antioco I di Commagene.

Il mitraismo era una religione misterica e quindi non pubblica: l’accesso a questa religione era decisamente più complesso che non ad altre. Il luogo di incontro era il mitreo, situato in una cavità naturale o artificiale, priva di finestre e piuttosto piccolo in confronto a un qualsiasi tempio antico.

Al centro del culto c’era Mitra, raffigurato sempre col suo cappello frigio (molto simile a quello indossa Babbo Natale, tra l’altro), che affronta il dio Sole e lo sconfigge. I due vengono a patti e Mitra riceve la corona raggiata. Altra grande impresa di Mitra è la cattura del toro e la sua uccisione, dopo il tentativo di fuga dell’animale.

Dal toro morto nascono tutte le piante benefiche; ma il Dio del male invia un serpente (mai sentito di serpenti tentatori?) per contrastare la vita. Alla fine il toro ascende alla Luna dando vita agli animali. Mitra e il Sole suggellano con un pasto, l’agape, la vittoria.

Mitra è quindi un Dio creatore, legato alle pratiche di resurrezione. Il culto fu particolarmente diffuso tra i soldati romani in tutto l’impero (se ne trovano tracce perfino sul vallo di Adriano). Il culto era particolarmente gradito in quanto Mitra era una divinità eroica, da assimilare a sua volta a Giove e Marte, e al tempo stesso una divinità che tendeva verso un monoteismo di fatto che ormai permeava la società romana nel III secolo.

Le rose di Eliogabalo – Lawrence Alma-Tadema

Ed è il III secolo appunto che vede l’esplosione del mitraismo; Mitra si confuse sempre più con Apollo, fondendosi: i romani crearono una nuova divinità, squisitamente romana, il Sol Invictus.

Già all’inizio del III secolo Eliogabalo aveva portato dalla Siria, da cui proveniva, e qui precisamente da Emesa, la divinità solare El-Gabal, che egli venerava. I romani avevano accolto molto tiepidamente questo nuovo culto, se non proprio sbeffeggiando il giovane imperatore, il cui unico motivo per cui era diventato tale era la parentela con i Severi. Nel corso del secolo il mitraismo prese sempre più piede mentre il culto solare rimase in secondo piano.

Nel 274 Aureliano, vincitore di Zenobia a Palmira, riportò nuovamente in auge il dio siriano e rese ufficiale il culto di questa divinità (già c’erano stati nei secoli precedenti alcune avvisaglie di un culto del Sole e un suo epiteto come Invitto), attribuendogli sacerdoti (pontifices solis invicti), templi e un culto ufficiale. Mitraismo e Sol Invictus convissero per qualche decennio finché nel 308 i tetrarchi a Carnuntum, in Pannonia, decisero di unire le due divinità: una lapide posta al “Dio Sole Invitto Mitra” sanciva l’unicità del culto.

Il 25 dicembre, secondo il Cronografo del 354 (un calendario redatto da Filocalo), si celebrava una delle festività più importanti legate al culto del Sole Invitto: cadeva in quel giorno la natalità del Sole Invitto, di cui si festeggiava la nascita.


Postilla

La confusione nell’identificare con precisione i cristiani e le loro pratiche era tuttavia molto più antica: Nerone li aveva incolpati per l’incendio considerandoli forse come una setta ebraica (così li aveva considerati anche Claudio qualche anno prima). Traiano si era comportato in modo altalenante, e Adriano credeva perfino che i cristiani venerassero Serapide:

“Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi Vicari di Cristo”

Adriano, Historia Augusta

Continua...

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L’origine romana del Natale (prima parte): dai Saturnalia al Sol Invictus
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